Srebrenica: il Dossier nascosto

Analisi degli avvenimenti di Srebrenica

di Ed Herman, professore universitario americano, (ZMAG- USA)

Srebrenica. L’episodio è divenuto il simbolo del male, particolarmente del male Serbo. Viene descritto come “un orrore senza pari nella storia di Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale”, che ha visto l’esecuzione a sangue freddo “di almeno 8.000 fra giovani e uomini adulti musulmani.” [1]Gli avvenimenti si sono svolti all’interno, o nei dintorni della città bosniaca di Srebrenica, fra il 10 e il 19 luglio 1995, quando la città è stata occupata dall’esercito Serbo Bosniaco (ASB), dopo aver combattuto e ucciso un gran numero di musulmani Bosniaci, dei quali non si conosce quanti siano morti nel corso degli scontri e quanti siano stati giustiziati.

È fuori dubbio che ci siano state delle esecuzioni, e che molti musulmani Bosniaci siano morti durante l’evacuazione di Srebrenica e nelle fasi successive.

Ma veramente quello che viene raramente messo in discussione, il problema più importante, è di sapere quanti fra quelli siano stati giustiziati, essendo dato che molti dei corpi ritrovati nelle sepolture sul posto sono di vittime dei combattimenti, e che una gran parte dei musulmani Bosniaci che erano scappati dalla città sono arrivati senza intoppi in territorio bosniaco musulmano. Alcuni cadaveri riesumati sono perfino dei numerosi Serbi ammazzati nel corso di razzie effettuate dai musulmani Bosniaci, mentre se ne andavano da Srebrenica nel corso degli anni che hanno preceduto il luglio 1995.

Il massacro di Srebrenica ha giocato un ruolo particolare nella politica occidentale di ristrutturazione della ex Jugoslavia, e più in generale nelle politiche di intervento.

Il massacro ha suscitato un ritorno di interesse in concomitanza con la commemorazione del suo decimo anniversario nel luglio 2005.

Viene citato costantemente come prova del “male Serbo” e delle volontà genocide della Serbia.

È servito per giustificare la punizione dei Serbi e di Milosevic, e nel contempo la guerra del 1999 della NATO contro la Serbia.

Inoltre ha fornito un alibi morale per le future guerre occidentali di vendetta, di proiezione di potere e di “liberazione”, dimostrando che esiste un male che l’Occidente può e deve sradicare.

Comunque, esistono tre elementi che avrebbero dovuto sollevare dei pesanti interrogativi a proposito del massacro, a quell’epoca e ancor oggi, cosa che non è mai avvenuta.
Il primo è che il massacro ha soddisfatto molto opportunamente le necessità politiche del governo Clinton, dei musulmani Bosniaci e dei Croati.
Il secondo è che già in precedenza si era tenuto conto, prima di Srebrenica (e si è continuato a farlo anche in seguito), di una serie di pretese atrocità serbe, rivelate regolarmente nei momenti strategici in cui si preparava un intervento violento degli Stati Uniti e del blocco della NATO, e perciò vi era la necessità di un solido sostegno dell’opinione pubblica e di relazioni pubbliche, atrocità che in seguito venivano dimostrate essere mai avvenute.
Il terzo è che le prove di un tale massacro, di almeno 8.000 fra giovani e uomini adulti, sono sempre state per lo meno poco attendibili.

Convenienza politica

Gli avvenimenti di Srebrenica, e le rivelazioni di un enorme massacro, hanno aiutato notevolmente il governo Clinton, la dirigenza bosniaca musulmana e le autorità croate.Clinton, nel 1995, era stato incalzato allo stesso tempo dai mezzi di informazione e da Bob Dole per una azione più energica in favore dei musulmani Bosniaci, [2] e il suo governo ricercava attivamente la giustificazione per una politica più aggressiva.

Le autorità Clintoniane si sono precipitate sulla scena di Srebrenica per confermare e rendere di pubblico dominio le affermazioni di un massacro, come più tardi, nel gennaio 1999, veniva fatto da William Walker. La pressante relazione presentata da Walker a Madeleine Albright l’aveva fatta esultare, tanto da esclamare: “La primavera è apparsa presto, quest’anno!” [3]

Srebrenica, in quell’estate del 1995, ha permesso all’autunno di “apparire prima” all’amministrazione Clinton!

I leaders Bosniaco-musulmani si erano battuti per anni per convincere le potenze della NATO di intervenire più energicamente in loro favore, e ci sono forti indicazioni che loro erano pronti non solo a mentire, ma anche a sacrificare i loro stessi concittadini e soldati per ottenere l’intervento (problemi trattati nella seconda parte).

Alcuni personaggi autorevoli musulmano-Bosniaci hanno dichiarato che il loro presidente, Alija Izetbegovic, aveva loro comunicato che Clinton aveva avvertito che l’intervento avrebbe avuto luogo solamente nel caso in cui i Serbi avessero ammazzato a Srebrenica più di 5.000 persone. [4]  L’abbandono di Srebrenica da parte di una forza militare ben più consistente di quella degli attaccanti, e la ritirata che aveva reso vulnerabile questa forza superiore e che aveva comportato moltissime vittime in combattimento o nelle rese dei conti, avevano permesso di arrivare a quelle cifre che corrispondevano, più o meno, al criterio di Clinton.

Esistono le prove che la ritirata di Srebrenica non derivava da alcuna necessità militare, ma corrispondeva ad una decisione strategica, secondo la quale le perdite incorse erano un sacrificio obbligatorio in favore di una causa più importante. [5]

Le autorità Croate erano entusiaste di vedere che si svelava un massacro avvenuto a Srebrenica, poiché questo stornava l’attenzione dallo loro devastante pulizia etnica nella Bosnia occidentale, avvenuta ben prima, a spese dei Serbi e dei Musulmani di Bosnia, (pressoché completamente ignorata dai media Occidentali). [6] E questo avrebbe fornito una giustificazione per l’espulsione già pianificata di molte centinaia di migliaia di Serbi dalla regione della Krajina, in Croazia.
Questa operazione di pulizia etnica massiccia è stata condotta con l’approvazione degli Stati Uniti e il loro sostegno logistico, appena un mese dopo gli avvenimenti di Srebrenica, e ha probabilmente causato la morte di molti civili Serbi, che non avevano nulla a che vedere con le uccisioni di civili Bosniaci musulmani, avvenute in luglio nel settore di Srebrenica.

La maggior parte delle vittime musulmano-Bosniache erano combattenti, dato che i Serbi di Bosnia avevano messo al sicuro donne e bambini convogliandoli su autobus, cosa che i Croati non hanno fatto, ottenendo come risultato la morte di molte donne, bambini e vecchi, massacrati da loro nella Krajina.[7]
Il cinismo dei Croati era impressionante : “Le truppe delle Nazioni Unite hanno osservato con orrore i soldati Croati trascinare i cadaveri dei Serbi lungo la strada che fiancheggia il centro dell’ONU, imbottirli di pallottole di AK-47 e quindi schiacciarli sotto i cingoli di un carro armato.” [8] Ma di questo non si è fatta attenzione, vista l’esplosione di indignazione e di propaganda in seguito a Srebrenica, grazie ai grandi mezzi di informazione,  il cui ruolo bellicista giocato durante le guerre Balcaniche era già solidamente collaudato. [9]
Anche il Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (TPIY) e le Nazioni Unite hanno giocato un ruolo importante nel consolidamento della narrazione standard del massacro di Srebrenica.

Dopo il suo esordio, il TPI è stato il braccio giuridico delle potenze della NATO che lo hanno creato, finanziato, utilizzato come strumento di polizia e di informazione, e di cui in contraccambio hanno beneficiato dei servigi che si aspettavano.[10]
Il TPI si è concentrato intensamente su Srebrenica e ha raccolto sedicenti conferme importanti, indipendenti dalla realtà del massacro, accompagnate da affermazioni di “genocidio” pianificato “utilizzabili in ambito giudiziario”.

Le Nazioni Unite non sono di meno coinvolte nelle esigenze delle potenze della NATO, ma anzi hanno fatto loro eco e, nella questione di Srebrenica, hanno assunto le posizioni pretese dagli Stati Uniti e dai loro alleati.[11]

L’interesse politico del massacro di Srebrenica non prova naturalmente che la narrazione dei fatti da parte dell’establishment sia erronea. Ma implica la necessità di essere prudenti e di diffidare delle falsificazioni e delle affermazioni esagerate. Questa vigilanza ha completamente fatto difetto nei resoconti sui fatti di Srebrenica diffusi dai mezzi di informazione.

Le menzogne senza tregua prima e dopo Srebrenica

Ad ogni tappa dello smantellamento della Jugoslavia e della sua pulizia etnica, come prima e durante la guerra della NATO per la provincia serba del Kosovo nel 1999, le menzogne propagandistiche hanno giocato un ruolo molto importante nel sostenere il conflitto e la giustificazione degli interventi antiserbi.  Ci sono state menzogne per omissione e menzogne che hanno propagato informazioni ed impressioni false.Una delle più gravi menzogne per omissione è stata la presentazione sistematica di comportamenti criminali come una specificità serba, senza aggiungere che questi comportamenti erano  caratteristici anche dei Musulmani e dei Croati, per non parlare del complesso del conflitto.

Caso dopo caso, i media hanno descritto le aggressioni e le atrocità serbe, senza menzionare gli attacchi preliminari lanciati contro i Serbi nelle medesime città, quindi facendo passare le risposte dei Serbi come azioni non provocate di aggressione e di barbarie.  Questo è risultato evidente fin dall’inizio degli scontri importanti del 1991 nella Repubblica di Croazia.  Ad esempio, nella loro copertura degli avvenimenti nella città di Vukovar, in Croazia orientale, i media (e il TPI) hanno insistito esclusivamente sulla presa della città, avvenuta nell’autunno del 1991 da parte dell’esercito federale jugoslavo, ignorando completamente il massacro di Serbi che vivevano in quella zona compiuto nella primavera e nell’estate precedenti da parte delle truppe della Guardia Nazionale croata e di paramilitari.

Secondo Raymond K. Kent, “una parte considerevole della popolazione serba dell’importante città slavona di Vukovar è scomparsa, senza essere fuggita, e sono rimasti segnali di torture nelle vecchie catacombe austriache sotto la città, e ci sono prove di violenze e di assassini. I media occidentali, già fortemente impegnati nella demonizzazione dei Serbi, hanno scelto di ignorare questi fatti.” [12] Questo approccio  tendenzioso e ingannevole è stata la pratica abituale dei grandi media e del TPI.
Altre menzogne per omissione sono state evidenti nell’aver messo in primo piano i campi di prigionia Serbo-bosniaci come quello di Omarska, descritti nei dettagli e con tanta indignazione, senza tenere conto del fatto che i Musulmani e i Croati avevano dei campi similari a Celebici, Tarcin, Livno, Bradina, Odzak e il campo Zetra di Sarajevo, fra gli altri, [13] con un numero di prigionieri e di installazioni del tutto confrontabili, ed un trattamento peggiore dei prigionieri. [14] Ma, a differenza dei Serbi, i Musulmani e i Croati hanno fatto ricorso ad agenzie competenti in relazioni pubbliche e si sono rifiutati di lasciare ispezionare le loro installazioni, e l’edificio di parzialità eretto ha fatto in modo che i media si interessassero solamente dei campi serbi. Folli affermazioni sulle condizioni di detenzione, tipo Auschwitz, nei “campi di concentramento” serbi sono state riprese dai giornalisti in servizi che hanno avvallato la propaganda diffusa dalle autorità musulmane e croate e dai loro incaricati in relazioni pubbliche.

Roy Gutman, che ha ricevuto il premio Pulitzer con John Burns per i suoi reportages sulla Bosnia nel 1993, si affidava quasi unicamente alle autorità musulmane e croate, a testimoni di dubbia credibilità e ad affermazioni inverosimili, ed è stato una fonte importante dello straordinario lavaggio dei cervelli, tendenzioso e menzognero, sui “campi di concentramento”. [15]

Il premio Pulitzer per John Burns si basava su una lunga intervista a Boris Herak, un prigioniero Serbo bosniaco, che era stato messo a disposizione sua, e di un cineasta finanziato da Soros, dai Musulmani di Bosnia. Qualche anno più tardi, Herak denunciava pubblicamente che era stato costretto a fornire la sua confessione altamente inverosimile e che aveva dovuto imparare a memoria pagine e pagine di menzogne. Proprio due delle sue presunte vittime sono risultate più tardi viventi.

Però, nel reportage su Herak, John Burns e il New York Times, (come pure il film finanziato da Soros), hanno trascurato di citare un particolare che sarebbe stato la rovina della loro credibilità :  infatti, Herak accusava anche l’ex comandante dell’UNPROFOR, il generale canadese Lewis MacKenzie, di avere violentato una giovane musulmana in un bordello serbo. [16]

Questi due scandalosi premi Pulitzer sono la testimonianza della parzialità mediatica che regnava nel 1992-93.
In un recente attacco di curiosità, nel corso di una visita a Izetbegovic morente, Bernard Kouchner ha interrogato l’ex Capo di Stato della Bosnia sui campi di concentramento serbo-bosniaci. Izetbegovic gli ha reso la sorprendente confessione che l’informazione su questi campi era stata distorta allo scopo di ottenere dalla NATO il bombardamento contro i Serbi. [17] Questa confessione importante non ha avuto mai alcuna menzione da parte dei media americani o inglesi.

Una delle più spettacolari menzogne degli anni Novanta è stata quella riguardante il campo serbo di  Trnopolje, visitato da giornalisti britannici della ITN nell’agosto 1992. Questi giornalisti hanno fotografato un certo Fikret Alic, mostrandolo emaciato e apparentemente rinchiuso dietro lo sbarramento di un campo di concentramento. In realtà, Fikret Alic si trovava in un campo di transito, era malato di tubercolosi ben prima di arrivare al campo, non rappresentava in alcun modo gli altri residenti del campo, e partiva poco tempo dopo per la Svezia. Inoltre, lo sbarramento circondava i fotografi, non venivano impediti i movimenti al fotografato. [18]

Ma questa foto particolarmente disonesta, che ha fatto il giro per tutto l’Occidente come prova dell’esistenza di un Auschwitz serbo, è stata accolta come prova di accusa dalle autorità della NATO, e ha fornito il fondamento per la creazione del TPI e della sua missione di combattere contro la malvagità dei Serbi.
Nel caso dell’assedio di Sarajevo, come nel caso dei conflitti intorno alle città “protette”, il governo musulmano bosniaco si è impegnato in un regolare programma di provocazioni contro i Serbi, condannandoli per le loro reazioni, mentendo sul numero delle vittime e cercando solitamente con successo di far addossare tutte le responsabilità sui Serbi.
Come ha dichiarato Tim Fenton : “Le asserzioni di massacri di musulmani Bosniaci seguivano subitamente come la notte segue il giorno : il più eloquente era il Primo Ministro musulmano Haris Silajdzic che affermava che le Nazioni Unite erano responsabili della morte di 70.000 persone a Bihac all’inizio del 1995, quando in quella zona non si avevano avuti praticamente combattimenti e il numero delle vittime era stato molto poco elevato.” [19]

Una rimarchevole caratteristica dello sforzo dei musulmani Bosniaci per demonizzare i Serbi, in vista di ottenere che la NATO corresse in loro soccorso con i bombardamenti, è stata la loro propensione ad ammazzare i loro stessi concittadini. L’esempio più eclatante è stato il bombardamento di civili di Sarajevo nel corso di tre massacri :  nel 1992, il “massacro della panetteria”; nel 1994, il “massacro del mercato” di Markalé ; e nel 1995, il secondo “massacro del mercato”. Secondo la versione ufficiale, erano stati i Serbi i responsabili di queste atrocità, e bisogna ammettere che è difficile credere che le autorità musulmane abbiano trucidato il loro stesso popolo per ottenere un vantaggio politico, anche se i fatti sono tutti convergenti in questa direzione.  Ma questi massacri sono stati l’oggetto di un “timing”, di una coordinazione temporale messa in atto per influenzare la decisione imminente degli Stati Uniti e della NATO per un intervento in favore dei musulmani Bosniaci.

Per altro, numerose autorità dell’ONU e comandanti militari occidentali hanno affermato che esistono forti presunzioni del fatto che i tre massacri siano stati pianificati e messi in esecuzione dai musulmani Bosniaci.[20] L’ufficiale dell’esercito USA John F. Sray, che si trovava sul posto in Bosnia al tempo di questi massacri e dirigeva la sezione dei servizi informativi americani a Sarajevo, ha fatto le stesse considerazioni, che gli incidenti, e la probabile implicazione delle autorità musulmano-Bosniache, “meritano un’inchiesta approfondita del Tribunale Penale Internazionale”. [21] Inutile dire che non è stato dato corso a nessuna inchiesta.

In una parola, l’analisi di questi tre massacri non fa riferimento alla teoria del complotto, ma trae la giusta conclusione, fondata su molteplici e attendibili constatazioni, alla quale nello stesso modo non si fa richiamo nei resoconti tendenziosi della storia recente dei Balcani. [22]

Tornando al caso di Srebrenica, prima e dopo, la manipolazione delle cifre è stata una pratica corrente, che ha contribuito a sostenere il resoconto dei fatti dominante.

Per la Bosnia, nel dicembre 1992, il governo musulmano Bosniaco ha tenuto conto di 128.444 morti militari e civili, un numero che è salito a 200.000 nel giugno 1993, poi a 250.000 nel 1994. [23] Queste cifre sono state fagocitate senza batter ciglio dai politici occidentali, dai media e dagli intellettuali che esaltano la guerra, con Clinton stesso che citava il numero di 250.000 in un discorso del novembre 1995.

L’ex-responsabile del Dipartimento di Stato George Kenney ha fatto spesso riferimento a queste cifre, e si è meravigliato di constatare la credulità con cui i media le hanno accettate, senza la minima velleità di verificarle. La sua valutazione si è situata fra i 25.000 e i 60.000. [24]

Più di recente, uno studio patrocinato dal governo Norvegese ha fatto una valutazione di 80.000 morti, e una inchiesta del TPI stesso ha concluso su 102.000 vittime. [25] Ne’ l’uno ne’ l’altro di questi risultati è stato presentato dai mezzi di informazione USA, che avevano regolarmente infarcito i loro documenti con cifre all’ingrosso.
Una inflazione paragonabile è avvenuta nel 1999, durante i 78 giorni del bombardamento della NATO, con autorità americane di alto grado a fare menzione, in momenti diversi, di 100.000, 250.000 e 500.000 Albanesi del Kosovo trucidati da parte dei Serbi, ed utilizzare a sproposito il termine “genocidio” per descrivere le operazioni serbe in Kosovo. [26] A poco a poco, queste cifre sono state ricondotte a 11.000, e si sono fermate a questo livello, sebbene non siano stati trovati che 4.000 corpi nel corso di una delle più intense indagini condotte con metodi scientifici della storia, e che un numero imprecisato di questi corpi appartenevano a combattenti, a Serbi, o alle vittime dei bombardamenti americani.
Ma deve essere accettata come esatta la cifra di 11.000 morti, in quanto i membri della NATO e il TPI l’hanno dichiarata tale, e Michel Ignatieff ha dato assicurazioni ai lettori del New York Times che “la scoperta di questi 11.334 cadaveri dipendeva dal fatto che l’esercito e la polizia della Serbia li avessero o no rimossi.” [27]
Questo récital di sistematica disinformazione non prova necessariamente la falsità della versione ufficiale del massacro di Srebrenica. Ma richiama alla mente la necessità di esaminare con più attenzione le asserzioni, che tanto si sono dimostrate convenienti, un esame che i mezzi di informazione di massa si sono sempre rifiutati di fare.

Le affermazioni molto dubbie sul massacro

Al momento degli avvenimenti di Srebrenica del luglio 1995, lo scenario era stato ben collocato in modo tale che le affermazioni sul massacro sembrassero credibili.Praticamente nessuno aveva smentito l’incessante serie di menzogne dei media, i processi di demonizzazione e di manicheismo “bene-contro-male” erano stati ottimamente collaudati, il TPI e i dirigenti dell’ONU osservavano alla lettera il programma degli USA e dei loro alleati, e i media seguivano pedissequamente le orme del loro bellicismo. Pertanto, sarebbe stato facile svelare le incrinature del contesto.
Un primo elemento del contesto avrebbe potuto essere quello di “zona protetta”, non altro che una frode : si supponeva che queste zone fossero disarmate. Ora non era vero nulla, e con la connivenza dell’ONU. [28] I musulmani Bosniaci le utilizzavano, a Srebrenica e altrove, come trampolini di lancio di attacchi contro i villaggi serbi dei dintorni. Nel corso dei tre anni che hanno preceduto il massacro, più di 1.000 civili Serbi sono stati ammazzati dalle forze musulmane in un gran numero di villaggi devastati. [29] Ben prima del luglio 1995, il comandante musulmano di Srebrenica Naser Oric aveva fatto vedere con fierezza ad alcuni giornalisti occidentali dei video che mostravano alcune delle sue vittime decapitate, e si vantava di questi assassini. [30]
Testimoniando davanti al TPI, il 12 febbraio 2004, il comandante militare delle Nazioni Unite in Bosnia nel 1992-93, il generale Philippe Morillon, ha ribadito la sua convinzione che l’attacco a  Srebrenica era stato una “reazione diretta” ai massacri dei Serbi compiuti da Naser Oric e dalle sue forze nel 1992-93, massacri di cui Morillon era perfettamente a conoscenza. [31]

La testimonianza di Morillon non è stata di alcun interesse per i media occidentali, e quando il 28 marzo 2003 il TPI si è finalmente deciso a mettere sotto accusa Naser Oric,  probabilmente per costruirsi una immagine di imparzialità giuridica, quest’ultimo è stato imputato per l’assassinio di soli sette Serbi che erano stati torturati e picchiati a morte dopo la loro cattura, e di avere distrutto alcuni villaggi della zona circostante presi a casaccio. Benché si fosse vantato apertamente con i giornalisti occidentali di avere massacrato dei civili Serbi, il TPI “non ha riscontrato alcuna prova di vittime civili durante gli attacchi a villaggi serbi nel suo teatro di operazioni”. [32]

Quando i Serbi di Bosnia si sono impadroniti di Srebrenica nel luglio 1995, veniva riferito che il 28.esimo reggimento dell’Esercito Musulmano Bosniaco (AMB), costituito da parecchie migliaia di uomini, se ne era già andato dalla città. [33] I media non si sono proprio domandati come una forza tanto importante potesse trovarsi in una “zona protetta” disarmata. Inoltre, avendo ignorato le angherie perpetrate in precedenza, promosse a partire dalla zona protetta, i media potevano adottare la versione ufficiale di un “genocidio” di una indicibile crudeltà, piuttosto che quella di una ritorsione, che i media hanno comunque ammesso per giustificare in parte la violenza esercitata dalle “vittime che vanno loro a genio” (come quella degli Albanesi che danno luogo ad espulsioni e ad uccisioni dei Serbi e dei Rom, dopo l’occupazione del Kosovo da parte della NATO).
Un secondo elemento del contesto è stata la possibile ragione politica della evacuazione di Srebrenica da parte di una forza in buona posizione difensiva, superiore numericamente all’attaccante Esercito Serbo Bosniaco (ASB), nel rapporto di sei o forse otto contro uno, ma che batteva in ritirata prima dell’assalto, e prima di tutto venivano ritirati i suoi comandanti da parte del governo musulmano Bosniaco. [34] Questa ritirata ha lasciato la popolazione senza protezione, e ha reso i quadri dell’Esercito AMB vulnerabili nel momento in cui si ritiravano in disordine verso le linee musulmano-Bosniache. Si trattava di una nuova manovra di auto-sacrificio da parte dei leaders in vista di produrre delle vittime, poteva essere per raggiungere l’obiettivo dei 5.000 morti fissato da Clinton, e indurre così la NATO ad un intervento più energico?  I media non si sono mai posti questo interrogativo.

Gli avvenimenti di Srebrenica presentano sicuramente degli aspetti che rendono “plausibile” la versione della esecuzione di 8.000 fra “uomini adulti e giovani”.  Fra questi aspetti vi è la confusione e l’incertezza rispetto alla sorte dei soldati musulmano-Bosniaci in fuga, alcuni erano riusciti a raggiungere Tuzla sani e salvi, altri erano finiti uccisi nei combattimenti, altri ancora erano stati fatti prigionieri.  La cifra pari a 8.000 è stata fornita di primo acchito dalla Croce Rossa, basata su una rozza valutazione che l’ASB aveva catturato 3.000 uomini e che 5.000 dovevano essere considerati “scomparsi”. [35]  È stato ben dimostrato che migliaia di “scomparsi” sono arrivati a Tuzla sani e salvi, o sono stati uccisi in combattimento. [36] Ma in una straordinaria trasformazione che testimonia dell’ardore di situare tutto il male dalla parte dei Serbi e di fare dei Musulmani delle vittime, per i mancanti all’appello sono state ignorate le categorie “arrivati sani e salvi” o “morti in combattimento”, e tutti i dispersi sono stati considerati come giustiziati!
Questa ingannevole conclusione è stata rinforzata dalla Croce Rossa, quando, facendo riferimento ai 5.000, li definisce come “semplicemente scomparsi”, non ha corretto questa qualificazione politicamente tendenziosa e non ha mai sottolineato, quantunque l’avesse riconosciuto, che “molte migliaia” di rifugiati erano arrivati nella Bosnia centrale. [37] Questa qualificazione ha ricevuto rinforzo anche dal rifiuto delle autorità musulmano-Bosniache di fornire i nominativi e il numero delle persone che si erano salvate senza intoppi. [38]  Ma, nell’establishment occidentale esisteva una spiccata propensione non solo a non tenere conto di questi che erano giunti a buon porto, ma di ignorare perfino i morti in combattimento e a considerare tutti i cadaveri come vittime di esecuzioni.
In questo caso, la fede cieca è senza limiti : il reporter David Rohde ha visto un osso emergere da un sito di tombe nei pressi di Srebrenica, e ha saputo d’istinto che si trattava delle vestigia di una esecuzione e la prova effettiva di un “massacro”. [39]

La pratica corrente dei media è stata quella di passare dalla constatazione riconosciuta di migliaia di scomparsi, o dalla notizia di una esumazione di corpi in un sito, alla conclusione che così veniva dimostrata l’esecuzione di  8.000 persone. [40]

Con 8.000 esecuzioni e alcune migliaia di caduti in combattimento, si avrebbero dovuti trovare enormi siti di seppellimenti, e si sarebbero dovute accumulare tramite satellite le prove delle esecuzioni, dei seppellimenti ed eventualmente delle rimozioni dei corpi.  Ma le ricerche nel settore di Srebrenica hanno avuto riscontri “dolorosamente deludenti”, con la scoperta, per tutto l’anno 1999, di soli 2.000 corpi, compresi quelli dei morti in battaglia e anche di Serbi, alcuni morti già prima del luglio 1995.

La scarsità di questi risultati ha condotto all’idea che i corpi fossero stati rimossi e riportati in altri luoghi, ma era un’idea difficilmente convincente, visto che dopo il luglio 1995 i Serbi erano stati sottoposti ad un’intensa pressione militare. Era il periodo in cui la NATO bombardava le posizioni serbe e gli eserciti musulmano e croato sviluppavano un’offensiva in direzione di Banja Luka. L’ASB era sulla difensiva ed era carente in modo preoccupante di equipaggiamenti e di rifornimenti, compreso il carburante. Mettere in piedi un’operazione di tali dimensioni di esumazioni, del trasporto e della risepoltura di migliaia di cadaveri sorpassava di molto i mezzi che l’esercito Serbo Bosniaco disponeva a quell’epoca. Di più, mettendo in esecuzione un programma di tale ampiezza, non potevano sperare di passare inosservati da parte del personale dell’OCSE, dei civili locali e delle osservazioni da satellite.

Il 10 ottobre 1995, ad una sessione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza, Madeleine Albright ha mostrato delle foto satellitari, come parti di un dossier accusatorio dei Serbi in Bosnia. Una di queste foto mostrava delle persone, indicate come musulmani di Bosnia delle vicinanze di Srebrenica, radunate in uno stadio, ed un’altra, presumibilmente scattata poco dopo, che mostrava un campo nei pressi, con il terreno “rivoltato”. Queste foto non sono mai state rese pubbliche, ma anche se fossero state autentiche, non avrebbero potuto costituire una prova, ne’ di esecuzioni, ne’ di seppellimenti. Inoltre, benché il TPI assumesse come reale il “tentativo organizzato e globale” di dissimulare i cadaveri, e che David Rohde parlasse di un “gigantesco sforzo da parte dei Serbi di nascondere i corpi”, [41] ne’ la Albright, ne’ chiunque altro hanno mai mostrato uno straccio di foto satellitare di esecuzioni di persone, di seppellimenti o di dissotterramenti per spostare i cadaveri, o di camions che trasportassero da altre parti migliaia di cadaveri. Ossia, una mancanza flagrante di documentazione, malgrado gli avvertimenti di Madeleine Albright ai Serbi : “Noi vi terremo d’occhio !”, e malgrado che a quel tempo, durante l’estate 1995, i satelliti facessero almeno otto passaggi quotidiani e che i droni geostazionari potessero piazzarsi sopra la Bosnia e prendere fotografie ad alta definizione. [42] I grandi mezzi di comunicazione hanno considerato che queste lacune non interessavano per nulla.
Un gran numero di corpi erano stati ammassati a Tuzla, qualcosa come 7.500 cadaveri o più, molti in pessimo stato o a pezzi, la loro raccolta e la loro manipolazione incompatibili con le norme scientifiche professionali, la loro origine incerta, i loro legami con gli avvenimenti del luglio 1995 a Srebrenica lontani dall’essere provati e persino improbabili, [43] e la causa della loro morte generalmente non ben definita. È interessante notare, allorquando i Serbi venivano di continuo accusati di nascondere i corpi, che nessuno abbia suggerito che i musulmani Bosniaci, incaricati da lungo tempo della ricerca dei cadaveri, e per questo in grado di mettere in atto falsificazioni, potessero spostare dei corpi e quindi manipolare le informazioni.

È in corso un tentativo di utilizzare l’ADN per riunire i resti a Srebrenica, ma questo solleva numerosi problemi : a parte quelli delle procedure di investigazione e dell’integrità dei soggetti da esaminare, sarà di difficile risoluzione la differenziazione fra un’esecuzione e una morte in combattimento.
Inoltre, esistono degli elenchi di scomparsi, ma sono pieni di errori, con dei doppioni, con nomi di persone decedute prima del luglio 1995, che si erano allontanate per evitare di servire nell’Esercito Serbo di Bosnia, o che, in seguito, nel 1997 si sono iscritte nelle liste elettorali, e gli elenchi comprendono anche i morti in combattimento, i nomi di superstiti che si erano messi al sicuro o che erano stati fatti prigionieri, e che si sono fatti una nuova esistenza da altre parti. [44]

Per di più, la cifra di 8.000 è incompatibile con l’aritmetica elementare applicata a Srebrenica, prima e dopo il luglio 1995. Le persone che si sono spostate da Srebrenica, vale a dire i sopravvissuti al massacro che si sono fatti registrare all’inizio dell’agosto 1995 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal governo Bosniaco, ammontavano ad un totale di 35.632.

I musulmani che hanno potuto guadagnare le linee musulmane “senza che le loro famiglie fossero informate” erano perlomeno 2.000, e circa 2.000 sono stati uccisi nei combattimenti. Considerando un totale di 37.632 superstiti, più i 2.000 morti in combattimento, se aggiungiamo gli 8.000 giustiziati, la popolazione di Srebrenica prima della guerra raggiungerebbe i 47.000 abitanti, quando in realtà si avvicinava ai 37-40.000. (Il giudice del TPI Patricia Wald ha fatto una stima di 37.000).
Quindi, le cifre non concordano! [45]

Ci sono stati riscontri di uccisioni a Srebrenica, dove persone hanno affermato di esserne stati testimoni. In numero minore, alcuni di questi testimoni avevano dei conti politici da regolare o si rivelavano poco credibili. [46] Comunque, molte testimonianze erano attendibili e descrivevano senza dubbio avvenimenti orribili e reali. Ma si parla di qualche centinaio di esecuzioni, non di 8.000 o di un numero qualsivoglia si avvicini a questo.
Il solo testimone che ha preteso di avere partecipato direttamente ad un massacro di persone che superava il migliaio è stato Drazen Erdemovic, un Croato associato ad una banda di assassini mercenari, che avevano ricevuto un compenso di 12 chili di oro per i loro servigi in Bosnia e avevano finito, lui compreso, per andare a lavorare in Congo per il servizio informazioni Francese. La sua testimonianza è stata accettata, malgrado la sua inconsistenza e le sue contraddizioni, e malgrado il fatto che soffrisse di turbe mentali, al punto di essere stato esonerato dall’essere egli stesso processato, appena due settimane prima di essere ammesso come testimone, ma con la dispensa di essere contro interrogato.

Le deposizioni di questo e di altri testimoni sono spesso state inficiate da una procedura di patteggiamento preventivo, secondo cui, se imputati, potevano negoziare una riduzione di pena in cambio della loro collaborazione con il Tribunale. [47]

Allo stesso tempo, è importante sottolineare il numero di osservatori imparziali che non hanno visto, ne’avuto riscontri minimi di un massacro, compresi i membri delle forze Olandesi presenti nella “zona protetta”, e di personaggi come Henry Wieland, il comandante del corpo investigativo dell’ONU sugli abusi contro i diritti dell’uomo, che non ha trovato alcun testimone oculare di atrocità dopo cinque giorni di interviste nell’ambito di 20.000 sopravvissuti di Srebrenica, riuniti nel campo profughi presso l’aeroporto di Tuzla. [48]

Anomalie

Una anomalia specifica per Srebrenica consiste nella stabilizzazione della cifra in 8.000 vittime musulmane Bosniache nel luglio 1995, e 8.000 sono rimaste a tutt’oggi, malgrado il carattere approssimativo della prima valutazione, malgrado le prove che molti, se non la maggior parte, dei 5000 “scomparsi” avevano raggiunto il territorio musulmano-bosniaco, o erano stati uccisi nei combattimenti, e malgrado l’incapacità di produrre testimonianze probatorie, nonostante i massicci tentativi per farlo.In altre situazioni, come per la valutazione delle vittime degli attentati dell’11 settembre, o per la stessa dei morti in Bosnia o delle vittime dei bombardamenti sul Kosovo, le cifre sono state riviste al ribasso nel momento in cui i ritrovamenti dei corpi rendevano indifendibili le prime valutazioni sovradimensionate in modo esagerato. [49]

Ma, dato il suo ruolo politico fondamentale per gli Stati Uniti, per i Musulmani di Bosnia e per i Croati, e in ragione della fede quasi religiosa nell’esistenza delle atrocità che vi sarebbero state commesse, Srebrenica si è rivelata impermeabile ad ogni realtà. Dal primo giorno fino ad oggi, la cifra di 8.000 è stata considerata come una verità intangibile, la cui messa in dubbio deve essere considerata come una eresia e una apologia del demonio.

Un’altra anomalia che illustra il carattere sacrale, intoccabile e politicizzato del massacro nell’ideologia Occidentale, è stata la sua rapida qualificazione di “genocidio”.

In questo caso, il Tribunale ha giocato un ruolo decisivo, con la straordinaria credulità, con i psicologismi a briglia sciolta, e con l’incompetenza dei ragionamenti giuridici, che i giudici hanno manifestato esclusivamente nei confronti dei casi riguardanti i Serbi.

In materia di credulità, un giudice ha convalidato come fatto reale l’affermazione di un testimone, che i soldati Serbi avessero costretto un vecchio musulmano a mangiare il fegato del suo nipotino. [50] E i magistrati hanno ininterrottamente rievocato come cosa assodata l’esecuzione di 7.000 o 8.000 musulmani, riconoscendo nello stesso tempo che le loro informazioni “suggerivano” che la “maggioranza”dei 7-8.000 scomparsi non erano stati uccisi in combattimento, cosa che diminuiva sensibilmente la cifra accettata per vera. [51]
Il Tribunale ha risolto l’imbarazzante problema dei Serbi… autori di genocidio, che trasportano con autobus in zone sicure le donne e i bambini musulmani Bosniaci, affermando che l’avevano fatto per ragioni di pubbliche relazioni, ma, come ha sottolineato Michael Mandel, non commettere un atto criminale, malgrado il desiderio di attuarlo, viene definito come un “atto criminale non commesso”. [52] Il Tribunale non si è mai domandato perché i Serbi…autori di genocidio non abbiano accerchiato la città, prima di conquistarla, per impedire a migliaia di uomini di fuggire, e nemmeno perché i soldati musulmani Bosniaci abbiano abbandonato le loro donne, i loro bambini e tanti loro compagni feriti alla mercé dei Serbi, [53] e non ha mai evidenziato il fatto che 10.000 abitanti di Zvornik, principalmente musulmani, si siano messi al sicuro dalla guerra civile rifugiandosi nella stessa Serbia, come è stato attestato dal testimone di accusa Borislav Jovic. [54]
Fra le altre incoerenze degli argomenti dei magistrati del Tribunale, figura il concetto per il quale si tratta di genocidio quando vengono uccisi i componenti di un gruppo etnico con l’obiettivo di diminuirne nel futuro la popolazione, rendendo quindi quel gruppo non più visibile in una certa area. Si potrebbe volerli eliminare semplicemente per impedire di essere in seguito eliminati, ma la Corte conosce meglio la psicologia dei Serbi, e quindi questa non poteva essere la sola motivazione, bisognava che ci fosse uno scopo più sinistro. Il ragionamento del Tribunale, condotto sulla base psicologica favorevole all’accusa, è che ogni evento di eliminazione di un avversario può essere considerato come genocidio.
Sussiste inoltre il problema della definizione di gruppo etnico. I Serbi cercavano di eliminare tutti i musulmani di Bosnia, o i musulmani in generale? O solamente i musulmani di Sarajevo? I giudici hanno considerato che la stessa espulsione di musulmani da Sarajevo doveva essere considerata come genocidio, e hanno grosso modo assimilato il genocidio con la pulizia etnica. [55]  Comunque, è importante sottolineare che il TPI non ha mai qualificato come “genocidio” la pulizia etnica di 250.000 Serbi dalla Krajina, sebbene in questo caso molte donne e bambini siano stati massacrati, e nonostante questa pulizia fosse stata applicata su un territorio più vasto e avesse causato più vittime civili che a Srebrenica. [56]
Il 10 agosto 1995, Madeleine Albright affermava a voce alta che “quasi 13.000 uomini, donne e bambini erano stati cacciati dai loro focolari” a Srebrenica. [57] Forse il Tribunale ha fatto propria l’impagabile formula di Richard Holbrooke che qualificava la Krajina come un caso di “espulsione involontaria”!  [58] La parzialità risulta eclatante, la politicizzazione dell’istanza giuridica estrema.
La copertura mediatica degli avvenimenti di Srebrenica e nella Krajina ha seguito il medesimo schema ed illustra come i media abbiano differenziato le vittime buone da quelle cattive, a seconda della presa di posizione politica.
Erano i Serbi il bersaglio del governo USA, e questo governo appoggiava in modo massiccio il programma Croato di pulizia etnica nella Krajina, e perciò i media hanno gratificato Srebrenica di un trattamento esagerato e denso di indignazione, usando un linguaggio pieno di odio, lanciando appelli all’azione ed evocando al minimo il contesto.  La Krajina, al contrario, non ha avuto il diritto che di un’attenzione debole e passeggera, scevra da ogni indignazione : la descrizione dettagliata della sorte delle vittime è stata ridotta al minimo, i modi per descrivere le rese dei conti sono stati neutri, e il contesto evocato ha reso gli avvenimenti degni di comprensione.

Il contrasto è stato tanto grossolano da risultare risibile: l’attacco su Srebrenica era “agghiacciante”, “assassino”, “selvaggio”, “criminalmente perpetrato a sangue freddo”, “genocida”, qualificato come “aggressione” e , ben inteso, come “pulizia etnica”; con la Krajina, nulla di paragonabile, perfino “pulizia etnica” risultava troppo. L’aggressione Croata non era che una grandiosa “rivolta” che “avrebbe indebolito il nemico”, una “offensiva lampo”, giustificata come una “risposta a  Srebrenica” e un prodotto degli “eccessi” compiuti dai leaders Serbi.

Il Washington Post ha perfino citato l’ambasciatore USA in Croazia, Peter Galbraith, che ribadiva “l’esodo serbo non è una pulizia etnica”. [59]  Il giornale non consentiva alcuna messa in dubbio di questo giudizio. Nei fatti, le operazioni croate in Krajina hanno fatto della Croazia il più etnicamente puro fra tutti gli stati componenti la ex Jugoslavia, benché l’occupazione del Kosovo da parte della NATO abbia consentito una pulizia che rivaleggia con la purificazione etnica della Croazia.

Un’altra anomalia nella questione di  Srebrenica è l’accanimento posto nel perseguire davanti al Tribunale tutti i criminali (Serbi), e ad ottenere dei carnefici (Serbi), che riconoscessero volontariamente la loro colpevolezza, essendo la loro confessione una loro esigenza di giustizia e la condizione per la riconciliazione. Il problema è che la giustizia non può essere di parte, altrimenti cessa dall’essere giustizia, e allora rivela il suo vero volto di vendetta e di giustificazione di obiettivi politici.  La pulizia etnica in Bosnia in alcun modo avveniva da una sola parte, e i morti per nazionalità non sono lontani dal corrispondere alle proporzioni della popolazione. [60]

I Serbi affermano, documenti alla mano, di aver avuto migliaia di morti per mano dei musulmani di Bosnia e dei gruppi di moudjahidin da costoro introdotti, ed anche per mano dei Croati, ed hanno il loro gruppo di investigazione alla ricerca di identificare i corpi di fosse comuni stimate nel numero di 73. [61] Queste vittime non hanno attirato l’attenzione dei media occidentali o del TPI.

L’eminente scienziato jugoslavo, il Dr. Zoran Stankovic, nel 1996 ha osservato che “il fatto che la sua squadra di lavoro avesse in precedenza identificato i corpi di 1.000 Serbi di Bosnia nella regione (di Srebrenica) non abbia riscosso alcun interesse da parte del procuratore Richard Goldstone.” [62]
Invece, si sente senza sosta la cantilena ripetitiva sulla tendenza dei Serbi di piangersi addosso e di lamentarsi, mentre le lamentazioni dei musulmani Bosniaci vengono considerate come quelle delle vittime vere e non sono mai paragonate a dei piagnistei.

Lontana dal contribuire alla riconciliazione, l’insistenza sulle vittime e sugli assassini di Srebrenica stimola l’odio e il nazionalismo, come la guerra e la violenza in Kosovo vi hanno esacerbato gli odi e le tensioni, e hanno dimostrato che l’obiettivo ostentato da Clinton di un Kosovo tollerante e multietnico equivaleva ad una farsa.
In Kosovo, la propaganda di parte e l’occupazione da parte della NATO hanno scatenato una incontrollabile violenza antiserba e antirom, antiturca e contro i dissidenti Albanesi, sostenuta dalla compiacenza delle autorità della NATO, che distolgono gli occhi quando i loro alleati, le pretese vittime, si prendono la loro rivincita e perseguono il loro obiettivo di sempre, quello della purificazione etnica. [63]
In Bosnia e in Serbia, i Serbi, senza tregua, sono stati denunciati ed umiliati, e i loro leaders e i loro comandanti militari puniti, mentre i criminali fra i musulmani Bosniaci, i Croati e i potenti della NATO (Clinton, Blair, Albright, Holbrooke, ecc.) non sono stati fatti oggetto di alcuna sanzione, ma, al contrario, alcuni fra costoro (Clinton et al.), sono presentati come campioni di giustizia. [64]

È evidente che l’intento di quelli che pretendono il castigo dei Serbi non è ne’ la giustizia ne’ la riconciliazione. Si tratta solo di unificare e consolidare la posizione dei musulmani di Bosnia, di schiacciare la Republika Srpska per eliminarla completamente come entità indipendente in Bosnia, di mantenere la Serbia in uno stato destrutturato, disorganizzato, di debolezza e di dipendenza dall’Occidente, e di continuare a presentare sotto una luce favorevole l’aggressione degli USA e della NATO e lo smantellamento della Jugoslavia.

Questo ultimo obiettivo richiede di distogliere l’attenzione dal ruolo di Clinton e dei musulmani di Bosnia nella costituzione di una testa di ponte di Al Qaeda nei Balcani, nella costruzione di un’alleanza fra Izetbegovic e Osama bin Laden, in appoggio alla “Dichiarazione islamica” che esprime l’ostilità verso lo Stato multietnico, [65] e per l’introduzione di 4.000 mudjahidin a condurre una guerra santa in Bosnia, con l’aiuto attivo del governo Clinton e dell’associazione UCK-Al Qaeda.
Questo aspetto della presa di posizione in favore dei musulmani di Bosnia ha sempre imbarazzato i produttori della propaganda di guerra, e l’imbarazzo è accresciuto dopo gli attentati dell’11 settembre. Il rapporto della Commissione USA sull’11 settembre afferma che due degli undici pirati dell’aria, Nawaf al Hazmi e Khalid al Mindhar, così come uno dei cervelli dell’attacco, Khalid
Sheikh Mohammed, hanno “combattuto” in Bosnia, e che Bin Laden aveva degli “uffici” a Zagabria e a Sarajevo. [66] Malgrado l’enorme copertura mediatica sull’11 settembre e su Al Qaeda, questi collegamenti non sono mai stati menzionati dai grandi mezzi di comunicazione e non hanno mai prodotto effetti sul proconsole in Bosnia Paddy Ashdown, che ha assistito ai funerali di Izetbegovic e che continua a prendere le parti dei musulmani Bosniaci.
Certamente, già dal 1993, i Serbi avevano denunciato le crudeltà ( e le decapitazioni) da parte dei moudjahidin, ma i media e il TPI non se ne sono mai interessati a quell’epoca, e non se ne interessano nemmeno oggi.  Bisogna solo parlare di Srebrenica, dei musulmani di Bosnia come uniche vittime, e dei generosi soccorsi, comunque un po’ tardivi, recati da Clinton e dall’Occidente a questi disgraziati oppressi.
Ma i Serbi di Bosnia, non sono stati loro ad aver “confessato” di aver massacrato 8.000 civili? I media occidentali si sono impadroniti di questa “confessione”, dimostrando una volta di più la loro sottomissione all’agenda politica dei loro leaders. I Serbi hanno effettivamente pubblicato un rapporto su Srebrenica nel settembre 2002, [67] ma questo rapporto è stato respinto da Paddy Ashdown, per non essere sfociato in opportune e appropriate conclusioni. Il proconsole ha preteso un nuovo rapporto, congedando una carrettata di politici ed analisti della Republika Srpska, minacciando il governo per l’appoggio dato, e ha terminato con il fare redigere un testo da certuni che accettavano le conclusioni ufficialmente approvate. [68] Dunque, questo rapporto, pubblicato l’11 giugno 2004, è stato accolto dai media Occidentali come una conferma significativa della versione ufficiale.
Il refrain era che i Serbi avevano “ammesso” il massacro e che la questione era ormai regolata. Il divertente sta nel fatto che questo rapporto, imposto con la forza, è ben lontano dal riconoscere le 8.000 esecuzioni (non parla che di “ diverse migliaia”). La sola cosa che “prova” questo episodio è che la campagna Occidentale, destinata a far umiliare i Serbi vinti, non è terminata, nemmeno è giunta alla fine la credulità dei media e il loro assoggettarsi alla propaganda.

Conclusione

Il “massacro di Srebrenica” è il più grande trionfo del lavaggio dei cervelli rispetto alle guerre dei Balcani. Altre asserzioni e menzogne hanno giocato il loro ruolo nei conflitti Balcanici, ma comunque hanno occupato un rango modesto nel repertorio propagandistico rispetto alla menzogna sul massacro di Srebrenica, che le sorpassa tutte per il suo potere altamente simbolico, nonostante la concorrenza di tante altre falsità (Racak, il massacro di Markalé, il rifiuto serbo di negoziare a Rambouillet, i 250.000 morti di Bosnia, la conquista della Grande Serbia come elemento motore delle guerre Balcaniche). [69] Srebrenica rappresenta il simbolo della malvagità dei Serbi e della sofferenza dei musulmani di Bosnia, come della giustezza dello smantellamento della Jugoslavia e degli interventi Occidentali, che comprendono i bombardamenti e l’occupazione della Bosnia e del Kosovo.
Disgraziatamente, non esiste alcun legame fra questo trionfo della propaganda, e la verità e la giustizia. La negazione della verità si incarna nel fatto che la prima valutazione di 8.000 morti, compresi i 5.000 “scomparsi” che avevano abbandonato Srebrenica per ricongiungersi alle linee Bosniaco-musulmane, è stata tenuta per valida anche dopo che si era rapidamente stabilito che in molte migliaia avevano raggiunto quelle linee, e che migliaia di altri erano morti nei combattimenti.   Ad oggi, questa cifra bella tonda resta intoccabile, anche di fronte all’incapacità di trovare i corpi dei giustiziati e malgrado l’assenza della pur minima foto satellitare che mostri delle esecuzioni, dei cadaveri, delle persone che scavano, o dei camions che trasportano dei corpi per rimuoverli e risseppellirli.
A questo riguardo, i media si sono ben guardati di porsi degli interrogativi, nonostante la promessa di Madeleine Albright dell’agosto 1995 : “Noi vi terremo d’occhio”. La dichiarazione dell’Albright, e le foto che all’epoca è andata in giro a mostrare, hanno distolto l’attenzione dal “massacro della Krajina” avvenuto nella Krajina croata, una pulizia etnica di una crudeltà ben più importante che a Srebrenica, comportando meno combattimenti effettivi che a Srebrenica, una purificazione fatta di aggressioni, di omicidi e di espulsioni di civili indifesi. A Srebrenica, i Serbi di Bosnia hanno portato al sicuro le donne e i bambini, e non esiste alcuna prova che ne abbiano uccisi [70]; invece nella Krajina non è stata organizzata alcuna separazione di questo genere e si stima in 368 il numero di donne e bambini massacrati, con numerosi infelici troppo anziani o infermi per scappare. [71]Il successo della propaganda può essere misurato dal fatto che i media non hanno mai evocato la possibilità che l’intensità dell’attenzione rivolta al massacro di Srebrenica sia servita per mascherare il “massacro della Krajina”, che è immediatamente seguito, e che ha ricevuto il sostegno degli Stati Uniti. Per i media, Srebrenica ha contribuito a provocare la Krajina, e i Serbi hanno meritato quello che gli è capitato. [72]
I media hanno giocato un ruolo importante nel trionfo della propaganda che è stato il massacro di Srebrenica. Come abbiamo detto in precedenza, nel 1991 i media sono divenuti i complici del bellicismo, e tutte le regole dell’obiettività sono scomparse, per fare posto al loro sostegno servile di una politica pro musulmani di Bosnia e contro i Serbi.

Prendendo in considerazione i reportages di Christine Amanpour, e di altri, riguardanti i combattimenti intorno a Gorazde, già nell’ottobre 1995 il tenente colonnello dell’esercito USA John Sray aveva messo per iscritto che le informazioni “erano deprivate di qualsiasi parvenza di verità”, che gli Americani dovevano subire un “monumento di disinformazione”, che “l’America non era stata mai tanto deplorevolmente ingannata” dopo la guerra del Vietnam, e che la percezione popolare sulla Bosnia “era stata manipolata da una prolifica macchina di propaganda che è riuscita a congegnare fatti illusori per sostenere gli scopi dei musulmani.” [73]  La macchina della propaganda ha conquistato i liberali e una grande parte della sinistra negli Stati Uniti, che hanno avvallato la versione dominante dei Serbi malvagi alla ricerca di egemonie, che hanno fatto ricorso a strategie brutali e di genocidio, e che hanno portato alla rovina l’oasi multietnica che esisteva in precedenza in Bosnia, un’oasi governata da Osama bin Laden e dal suo amico ed alleato Alija Izetbegovic e, secondo una tardiva correzione apportata da Clinton, Holbrooke e dalla Albright, strettamente collegata all’Iran, alla Turchia e all’Arabia Saudita!

La coalizione bellicista liberale-di-sinistra doveva demonizzare i Serbi per giustificare la guerra imperiale, e questo è stato fatto impregnandosi dell’insieme delle menzogne e dei miti che hanno costituito la versione ufficiale. [74] Questo amalgama di “missili da crociera della sinistra (MCG)” [75] e di liberali ha molto contribuito allo sviluppo della tesi dell’“intervento umanitario”, che è consistito nell’aggredire i Serbi a tutto vantaggio dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, e, nei fatti, ha preparato il terreno per le guerre di “liberazione” di Bush.

Il massacro di Srebrenica ha aiutato a convincere i liberali e il MCG per la crociata nei Balcani e ha fornito loro la giustificazione morale per il sostegno dei loro paesi e dei loro alleati all’espansionismo imperiale.

L’ex-responsabile dell’ONU Cedric Thornberry, in un testo del 1996, ha annotato : “Messa in evidenza da un certo numero di mezzi di comunicazione internazionali liberali, la presa di posizione è che i Serbi sono gli unici mascalzoni”. Già nel 1993, presso il quartier generale delle Nazioni Unite, egli aveva lanciato l’avvertimento in questi termini: “Mettetevi al riparo, la falsificazione è in corso!”. [76] In effetti, la manipolazione era già in corso, anche se era ancora tacita, ma si stava infiltrando nelle relazioni fra governo, i media e il TPI. La menzogna ha contribuito a fare del massacro di Srebrenica il simbolo del male e, con l’aiuto della “giustizia”del Tribunale e il sostegno dei liberali e del MCG, ha fornito una giustificazione dell’aggressione USA-NATO e dello smembramento della Jugoslavia, e più in generale dell’“intervento umanitario”.

Cosa si può domandare di più ad un sistema di propaganda?

Testo tradotto in francese dalle edizioni Le Verjus e pubblicato nel libro : “Il dossier nascosto su Srebrenica”
http://www.b-i-infos.com/dossier_srebrenica.php

Vedere anche :
http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2006-01-18%2015:44:08&log=attentionm

Note:

Questo documento è ricavato in parte e cita capitoli dell’importante volume sul massacro di Srebrenica, “Srebrenica: The Politics of War Crimes”, scritto da George Bogdanich, Tim Fenton, Philip Hammond, Edward S. Hermann, Michael Mandel, Jonathan Rooper, e George Szamuely. Questo libro viene citato nelle note di seguito come “Politics of War Crimes”. L’autore e i suoi colleghi ringraziano per la collaborazione Diana Johnstone, David Peterson, Vera Vratusa-Zunjic, Milan Bulajic, Milivoje Ivanisevic, Konstantin, Kilibarda, e George Pumphrey. “Fools Crusade” della Johnstone è uno studio fondamentale di eccellenza, un punto di vista alternativo sulla Guerra dei Balcani. “Srebrenica: Three Years Later, And Still Searching” di George Pumphrey è una critica esemplare di ciò che viene riferito dall’establishment sul massacro di Srebrenica e reiteratamente colpisce il bersaglio  con fatti ed analisi a tutt’oggi mai smentiti.

[1] “Bosnia : 2 Officials Dismissed for Obstructing Srebrenica Inquiry” (Bosnia : due ufficiali fatti dimettere per aver ostacolato l’inchiesta su Srebrenica), Dispaccio di AP, New York Times, 17 aprile 2004.
Marlise Simons, “Bosnian Serb Leader taken before War Crimes Tribunal” (Un leader Serbo di Bosnia portato davanti al Tribunal per i Crimini di Guerra), New York Times, 8 aprile 2000.
Nazioni Unite, “The Fall of Srebrenica” (La caduta di Srebrenica) (A/54/549), Rapporto del Segretario Generale in seguito alla Risoluzione 53/35 dell’Assemblea Generale, 15 novembre 1999, § 506 (http://www.un.org/News/ossg/srebrenica.pdf)

[2] Cf. Ivo Pukanic : “US Role in Storm : Thrilled with Operation Flash, President Clinton gave the Go Ahead to Operation Storm” (Il ruolo degli USA nella Tempesta : entusiasta per l’Operazione Flash (Lampo), il Presidente Clinton ha dato il via libera all’Operazione Tempesta), Nacjonal (Zagabria), 24 maggio 2005.

[3] Barton Bellman, “The Path to Crisis : How the US and its Allies Went to War” (Il percorso della crisi : come gli stati Uniti e i loro alleati sono entrati in guerra), Washington Post, 18 aprile 1999.

[4] “Alcuni sopravvissuti, appartenenti alla delegazione di Srebrenica, hanno affermato che il Presidente Izetbegovic aveva anche detto che aveva appreso che sarebbe stato possibile un intervento della NATO in Bosnia-Erzégovina, ma che quseto non sarebbe avvenuto se i Serbi non fossero entrati in Srebrenica e non avessero massacrati almeno 5.000 dei suoi abitanti. Il Presidente Izetbegovic ha negato categoricamente di aver fatto una tale dichiarazione.”
“The Fall of Srebrenica” (La caduta di Srebrenica), (A/54/549), Rapporto del Segretario Generale in seguito alla Risoluzione 53/35 dell’Assemblea Generale, 15 novembre 1999, § 115  (http://www.haverford.edu/relg/sells/reports/Unsrebrenicareport.htm).
Il rapporto dell’ONU non cita che a questa riunione erano presenti altre nove persone, e che una fra queste, Hakija Meholijic, ex-comandante della polizia di Srebrenica, aveva dichiarato che otto di queste, tutte superstiti, “potevano confermare” il… suggerimento di Clinton. (Dani, 22 giugno 1998) (http://edsp.neu.edu/info/students/marko/dani/dani2.html).

[5] “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), Bogdanich, capitolo 2, “Prelude to Capture” (Preludio alla cattura) e Fenton, capitolo 3, “Military Context” (Contesto militare).
Vedere anche Tim Ripley, “Operation Deliberate Force” (Operazione premeditata con la forza), Centro studi di difesa e sulla sicurezza, 1999, p. 145.

[6] Nella sua « Balkan Odyssey », Lord David Owen ha affermato “che avallando la conquista della Slavonia occidentale da parte del governo Croato, il Gruppo di Contatto in effetti ha dato il via libera ai Serbi di Bosnia di attaccare Srebrenica e Zepa.” (pp. 199-200). Owen si sbaglia : il Gruppo di Contatto sosteneva solo una parte, e il fatto che i media non abbiano mai reso conto ne’ criticato l’aggressione, anzi l’hanno avallata, ha permesso di presentare la presa di Srebrenica come un evento eccezionale e non provocato.

[7] Veritas ha valutato che nel corso della Operazione Storm (Tempesta), erano stati uccisi 1205 civili, fra cui 358 donne e 10 bambini. Vedere “Croatian Serb Exodus Commemorated” (Commemorazione dell’esodo dei Serbi dalla Croazia), Agence France Presse, 4 agosto2004.
E sempre Veritas a www.veritas.org.yu : nella tombe intorno a Srebrenica ispezionate nel corso del 1999, è stato identificato come femminile uno solo dei 1.895 cadaveri esumati.

[8] Ripley, “Operation Deliberate Force” p. 192. Vedere anche le note 56 e 70.

[9] Questo ruolo co-belligerante è stato esaminato da Peter Brock in “Dateline Yugoslavia : the Partisan Press” (Jugoslavia : la stampa partigiana), Foreign Policy, inverno 1993-1994.
Un libro pubblicato da Brock che tratta di “Media Cleansing, Uncovering Yugoslavia’s Civil Wars” (Pulizia mediatica : rivelazioni sulle guerre civili jugoslave) fornisce più copiosi dettagli su questa parzialità. Nella sua autobiografia, il Segretario di Stato James Baker scrive che aveva dato istruzioni alla sua addetta stampa Margaret Tutweiler di sostenere la causa dei musulmani di Bosnia, sottolineando di averle “prescritto di utilizzare i suoi contatti con le quattro catene televisive, il Washington Post e il New York Times.” (James A. Baker, “The Politics of Diplomacy” (La politica della diplomazia), Putnam 1995, pp. 643-644.)

[10] Quando, il 16 maggio 1999, è stato interrogato il portavoce della NATO Jamie Shea, sulla possibilità di vedere la NATO esposta a certe accuse da parte del Tribunale, egli dichiarava di non provare alcuna inquietudine. Il rappresentante dell’Accusa, ha continuato Shea, darà inizio alle sue inchieste “solo dopo che noi gli daremo l’autorizzazione a farlo”. Inoltre, “i paesi della NATO hanno dato al Tribunale i finanziamenti”, e sulla necessità di insediare una seconda corte “in modo da accelerare le requisitorie, noi siamo totalmente in sintonia con il Tribunale su questo punto, noi vogliamo veder giudicati i criminali di guerra !”
http://www.nato.int/kosovo/press/p990516b.htm
Vedere anche Michael Mandel, “How America Gets Away with Murder” (Come l’America la fa franca dei propri crimini), Pluto, Londra 2004, cap. 4-5, e Edward Herman, “The Milosevic Trial, Part 1″ (Il processo Milosevic, parte prima), Z Magazine, aprile 2002.

[11] Cf. Bogdanich, “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), cap.7 : “UN Report on Srebrenica : a distorted Picture of Events” (Il rapporto de l’ONU su Srebrenica: una immagine distorta degli avvenimenti).

[12] Raymond K. Kent, “Contextualizing Hate, the Hague Tribunal, the Clinton Administration and the Serbs” (Il contesto dell’odio: il Tribunale dell’Aja, il governo Clinton e i Serbi), Dialogue, Parigi, dicembre 1996, v. 5, n° 20 (presente sul sito in Internet di Emperor’s Clothes, www.emperorsclothes.com/misc/kent.htm

[13] Carl Savich, “Celebici”, http://www.serbianna.com/columns/savich/047.shtml

[14] Sarà difficile sorpassare l’efferatezza dei musulmani di Bosnia nel campo di Celebici, descritto nel testo di Savich. Cf. anche Diana Johnstone, “La crociata dei folli “, Il tempo delle ciliege, Parigi 2005, pp. 140-141.

[15] Cf. i due lavori di Peter Brock (vedi nota [9]) e Diana Johnstone, “La crociata dei folli”, p.146.

[16] Per i particolari e le citazioni, vedere l’articolo e il libro di Peter Brock (vedi nota [9]).

[17] Bernard Kouchner, “I guerrieri della pace”, Parigi, Grasset 2004, pp. 372-374.

[18] Johnstone, “La crociata dei folli “, pp. 133-135. Thomas Deichmann, “Misinformation : TV Coverage of a Bosnian Camp” (Disinformazione: la copertura Televisiva di un campo Bosniaco), Covert Action Quarterly, autunno 1998, pp. 52-55.

[19] Comunicazione privata, in data 21 novembre 2003.

[20] Per un eccellente sommario di queste questioni di “atrocità autoinflitte”, con altri riferimenti, vedere il Rapporto dello Staff del Senato del gennaio 1997 su “Clinton Approved Iranian Arms Transfers Help Turn Bosnia into Militant Islamic Base” (Il consenso di Clinton per i trasferimenti di armi dall’Iran trasforma la Bosnia in una base di Islamici militanti),
http://www.senate.gov/%7erpc/releases/1997/iran.htm#top
Vedere anche Cees Wiebes, “Intelligence and the War in Bosnia”, 1992-1995, Londra, Lit.Verlag 2003, pp. 68-69.
http://213.222.3.5/srebrenica/toc/p6_c02_s004_b01.html

[21] John E. Sray, “Selling the Bosnian Myth to America : Buyer beware” (Vendere il mito bosniaco all’America: acquirente, attenzione!), Foreign Military Studies, Fort Leavenworth, Kansas, ottobre 1995.
http://fmso.leavenworth.army.mil/documents/bosnia2.htm

[22] Alcune eccezioni a questa regola: Leonard Doyle, “Muslims Slaughter their own People” (I musulmani massacrano il loro stesso popolo), The Independant, 22 agosto 1992 ; Hugh Manners, “Serbs not Guilty of Massacre” (I Serbi non colpevoli per il massacro), The Sunday Times (Londra), 1 ottobre 1995. David Binder non ha potuto ottenere dal suo stesso giornale, The New York Times, la pubblicazione delle sue analisi di un possibile coinvolgimento dei musulmani nei massacri di Sarajevo, e ha dovuto farle pubblicare da altre parti. Vedere David Binder, “The Balkan Tragedy : Anatomy of a Massacre” (La tragedia balcanica: anatomia di un massacro), Foreign Policy, n° 97, inverno 1994-1995, e David Binder, “Bosnia’s Bombers” (I bombaroli Bosniaci), The Nation, 2 ottobre 1995.

[23] Per un buon sommario, vedere Srdja Trifkovic, “Una spettacolare revisione delle cifre”, B. I. (Balkans-Infos), febbraio 2005.

[24] Georges Kenney, “The Bosnian Calculation” (Il calcolo bosniaco), New York Times Magazine, 23 aprile 1995

[25] Cf. Trifkovic, vedi nota [23], e inoltre http://grayfalcon.blogspot.com/2004/12/deathtolls-part-3.html.

[26] Cf. Edward Herman e David Peterson, “The NATO-Media Lie Machine: `Genocide’ in Kosovo” (La macchina delle menzogne della NATO e dei media: il “genocidio” nel Kosovo), Z Magazine, maggio 2000.
http://www.zmag.org/Zmag/articles/hermanmay2000.htm

[27] Michael Ignatieff, “Counting bodies in Kosovo” (La conta dei corpi in Kosovo), New York Times, 21 novembre 1999.

[28] Bogdanich, “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra), cap.2, “Prelude to capture” (Preludio alla conquista).

[29] L’ambasciatore di Jugoslavia all’ONU ha presentato alle Nazioni Unite le prove dei “Crimini di guerra e di genocidio nella Bosnia orientale, (comuni di Bratunac, Skelane e Srebrenica) perpetrati contro la popolazione Serba dall’aprile 1992 all’aprile 1993.”
Vedere anche Milivoje Ivanisevic, “Expulsion of Serbes from Bosnia and Herzegovina, 1992-1995″ (L’espulsione dei Serbi dalla Bosnia-Erzegovina, 1992-1995), Edition WARS Book II, 2000, e Joan Phillips, “Victims and Villains in Bosnia’s War (Le vittime e i malfattori nella guerra di Bosnia), Southern Slav Journal, primavera-estate 1992.

[30] Bill Schiller, “Muslim Hero vows he’ll Fight to the Last Man” (L’eroe dei musulmani giura che combatterà fino all’ultimo uomo), Toronto Star, 31 gennaio 1994, e John Pomfret, “Weapons, Cash and Chaos lend Clout to Srebrenica’s Tough Guy” (Le armi, il denaro, e il caos rafforzano il brutale individuo di  Srebrenica), Washington Post, 16 febbraio 1994.

[31] Carl Savich, “Srebrenica and Naser Oric : an Analysis of General Philippe Morillon’s Testimony at the ICTY” (Srebrenica e Naser Oric : una analisi della testimonianza del Generale Philippe Morillon al TPI), http://www.serbianna.com

[32] “No Evidence of Civilian Casualties in Operations by Bosnian Commander” (Nessuna prova di vittime civili durante le operazioni condotte dal comandante Bosniaco), Rivista della BBC di informazioni internazionali, 11 aprile 2003.
Per un rendiconto delle operazioni di Oric e una analisi critica della decisione del TPI, vedere Carl Savich, “Srebrenica, the Untold Story” (Srebrenica, la storia mai raccontata),
http://www.serbianna.com/columns/savich/o51.html

[33] “Politics of War Crimes” (La politica dei crimini di guerra),cap. 2-3. L’ONU ha valutato che prima della sua caduta, a Srebrenica fossero presenti dai 3000 ai 4000 soldati musulmani.

[34] Ibid.

[35] “Politics of War Crimes”, cap. 2

[36] “Conflict in the Balkans, 8.000 Muslims Missing” (Conflitto nei Balcani, 8.000 musulmani scomparsi, AP, New York Times, 15 settembre 1995.

[37] Un responsabile della Croce Rossa ha riferito ad un intervistatore tedesco che i musulmani giunti al sicuro “non potevano essere cancellati dalla lista degli scomparsi… dato che noi non ne abbiamo ricevuto l’elenco dei nomi”, citazione di Pumphrey, “Srebrenica Three Years Later, and still Searching” (Srebrenica, tre anni dopo: le ricerche continuano). Vedere anche “Former Yugoslavia, Srebrenica: Help for Families still awaiting News” (Ex Jugoslavia, Srebrenica : aiuto alle famiglie che ancora sono in attesa di notizie), Comitato internazionale della Croce Rossa, 15 settembre 1995.
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/iwpList74/7609D560283849CPC1256B6600595006

[38] Ibid.

[39] Johnstone, “La croisade des fous”, p. 76

[40] Questo balzo, da qualche corpo a 8.000 giustiziati, è stato di recente illustrato, nel London Observer, dal commento di Tim Judah e Daniel Sunter al video dell’esecuzione di sei musulmani di Bosnia, che nel giugno 2005 ha beneficiato di una pubblicità enorme. Questa è “l’evidenza, la prova finale e irrefutabile della partecipazione dei Serbi ai massacri di Srebrenica, in cui più di 7.500 uomini e ragazzi musulmani Bosniaci sono stati assassinati.”. “How the Video that put Serbs in Dock was brought to Light” (Come è venuto alla luce il video che pone i Serbi sul banco degli accusati), 5 giugno 2005.

[41] ICTY, Amended Joinder Indictment (TPI, emendato il cumulo delle accuse), 27 maggio 2002, § 51.
http://www.un.org/icty/indictment/english/nik-ai020527c.htm
e David Rohde, “The World Five Years Later : the Battle of Srebrenica is now over the Truth” (Il mondo, cinque anni dopo: la battaglia di Srebrenica ora è al di sopra della verità), New York Times, 9 luglio 2000.

[42] Steven Lee Meyers, “Making Sure War Crimes are’nt Forgotten” (Assicurarsi che i crimini di guerra non vengano dimenticati), New York Times, 22 settembre 1997. In effetti, un responsabile americano ha riconosciuto, alla fine di luglio 1995, che “i satelliti non avevano mostrato nulla “. Paul Quinn-Judge, “Reports on Atrocities Unconfirmed so Far : US Aerial Surveillance Reveals Little” (Finora i rapporti sulle atrocità non hanno avuto conferme : la sorveglianza aerea USA rivela ben poco), Boston Globe, 27 luglio 1995.

[43] Il sito Internet della Commissione Internazionale sulle persone disperse nella ex Jugoslavia ha riconosciuto che i corpi “sono stati esumati in diverse località della Bosnia Erzegovina del nord-est”, non solo nella regione di Srebrenica. Citazione del 2003 in un “Statement by ICMP Chief of Staff Concerning Persons Reported Missing from Srebrenica in July 1995″ (Dichiarazione del direttore del personale dell’ICMP riguardante le persone scomparse a Srebrenica nel luglio 1995), Gordon Bacon.

[44] “Politics of War Crimes”, Rooper, cap. 4, “The Numbers Game” (Il gioco delle cifre).

[45] Ibid.

[46] Ibid. Cf. anche “Politics of War Crimes”, Szamuely, cap. 5, “Witness Evidence” (Le testimonianze).

[47] Szamuely “Witness Evidence”.

[48] Butcher, “Serb Atrocities in Srebrenica are Unproven” (Le atrocità dei Serbi a Srebrenica non sono provate), The Daily Telegraph, 24 luglio 1995.

[49] “Politics of War Crimes”, Rooper, cap. 4, “The Numbers Game”.

[50] Questa affermazione appare negli atti di accusa del novembre 1995 contro Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Era stata puntualizzata nei dettagli dal poliziotto francese Jean-René Ruez, ed era stata pronunciata per la prima volta presso il TPI all’inizio del luglio 1996, durante un’audizione, organizzata come uno scoop pubblicitario, durata sette giorni di accuse pesanti contro Karadzic e Mladic. All’epoca, l’Associated Press ha riportato in questi termini la testimonianza di Ruez sull’epatofagia (Jennifer Chao, 3 luglio 1996) :
“Nel mezzo del febbrile massacro, si riscontrava un sadismo che prende alla gola per l’orrore. Ruez ha citato un avvenimento in cui un soldato ha costretto un uomo ad aprire col coltello il ventre del suo nipotino e a mangiarne il fegato. Ruez ha dichiarato alla Corte: `Ha afferrato il vecchio e gli ha messo in mano un coltello… e lo ha costretto ad aprire il ventre del ragazzino, e poi con la punta del coltello ha fatto uscire l’organo e ha costretto l’uomo a mangiarlo.”

[51] “Politics of War Crimes”, Mandel, cap.6, “The ICTY calls it Genocide” (Il TPI definisce questo come Genocidio)

[52] Ibid.

[53] Chris Hedges, “Bosnian Troups Cite Gassing at Zepa” (Truppe Bosniache parlano di gas a Zepa), New York Times, 27 luglio 1995.

[54] Jovic ha testimoniato al processo contro Milosevic, il 18 novembre 2003, http://www.slobodan-milosevic.org/

[55] “Politics of War Crimes”, Mandel, cap. 6. Vedere anche Michael Mandel, “How America Gets Away with Murder”, (Come l’America la fa franca dei propri crimini), Pluto 2004, pp. 157-158

[56] Carlos Martin Branco, un ex osservatore militare dell’ONU in Bosnia, considera che è molto più individuabile un processo di genocidio premeditato in Krajina che non a Srebrenica, “quando l’esercito Croato ha intrapreso una massiccia eliminazione di tutti i Serbi trovati sul posto. In questa occasione, i media hanno osservato un silenzio assoluto, benché questo genocidio sia durato tre mesi.
L’obiettivo di Srebrenica era una pulizia etnica e non un genocidio, a differenza di quello che è avvenuto nella Krajina, dove, in assenza di qualsiasi operazione militare, l’esercito Croato ha decimato i villaggi.” (“Was Srebrenica a Hoax ? Eye-Witness Account of a Former UN Military Observer in Bosnia” (Srebrenica è stata una mistificazione? La testimonianza visiva di un ex osservatore militare dell’ONU in Bosnia) http://globalresearch.ca/articles/BRA403A.htm

[57] Madeleine Albright, una volta di più davanti al Consiglio di Sicurezza : “The Situation in the Republic of Bosnia and Herzegovina” (La situazione nella Repubblica di Bosnia Erzegovina), S/PV.3564, 10 agosto 1995, 17.30 h, pp. 6-7.

[58] Richard Holbrooke, sull’emittente The MacNeil/Lehrer NewsHour, trascrizione #5300, 24 agosto 1995.

[59] “UN Report : Bosnian Serbs Massacred Srebrenica Muslims” (Rapporto dell’ONU : i Serbi di Bosnia hanno massacrato i musulmani a Srebrenica), Washington Post, 12 agosto 1995.
John Pom-fret, “Investigators Begin Exhuming Group of Mass Graves in Bosnia” (Gli inquirenti hanno dato corso alle esumazioni in una serie di fosse comuni in Bosnia), Washington Post, 5 luglio 1996. Biggest Upheaval is in Softening up the Enemy (Il più grande sconvolgimento consiste nell’indebolire il nemico), NewsWeek, 21 agosto 1995.

[60] Vedere le conclusioni di una ricerca norvegese sulle vittime in Bosnia: http://grayfalcon.blogspot.com/2004/12/death-tolls-part-3.html

[61] Slavisa Sabijic, “The Trade in Bodies in Bosnia-Herzegovina” (Il commercio dei corpi in Bosnia Erzegovina), a http://www.serbianna.com/press/010.html
e Joan Phillips, “Victims and Villains in Bosnia’s War” (Vittime e malfattori nella guerra di Bosnia), Southern Slav Journal, primavera-estate 1992.

[62] “Yugoslav Forensic Expert Says no Proof about Srebrenica Mass Grave” (Un esperto medico legale jugoslavo afferma che non esistono prove dell’esistenza di fosse comuni a Srebrenica), BBC, Rivista delle emittenti mondiali, 15 luglio 1996.

[63] Kosta Christitch, “Le effettive ragioni di un fallimento”, B. I. (Balkans-Infos), marzo 2005. Come ha affermato Diana Johnstone : “Avallando tutte le accuse contro i Serbi, e non tenendo conto dei crimini commessi contro di loro, gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO hanno dato carta bianca alla violenza antiserba. I bambini di origine albanese si fanno grandi nella convinzione che nessuno li rimprovererà di andare alla caccia di vecchi Serbi e di picchiarli a morte.”
Il rapporto OSCE : “Things Told and Things Seen” (Le cose raccontate e le cose viste), Znet Commentary, 26 dicembre 1999, e B. I. (Balkans-Infos) n° 40, gennaio 2000. Vedere anche l’articolo della Johnstone sul rapporto OSCE in B. I. n° 42, marzo 2000.

[64] Esiste un numero modesto di eccezioni, principalmente riguardanti figure secondarie musulmane e croate, che sono state incolpate in generale quando la disparità di trattamento appariva assolutamente esagerata e si rendeva necessaria una correzione di immagine in materia di pubbliche relazioni. Nessun leader croate o bosniaco è stato l’oggetto di procedimenti giudiziari, benché sia stato detto che atti di accusa fossero stati predisposti poco dopo i decessi di Tudjman e di Izetbegovic, ma non hanno mai avuto spiegazione le lunghe dilazioni. Nessun leader della NATO, nemmeno uno dei suoi membri qualsiasi, è stato accusato. Per una valida analisi di questa parzialità, vedere Mandel, “How America Gets Away with Murder”, (Come l’America la fa franca dei propri crimini), seconda parte.

[65] Nella sua “Dichiarazione islamica” del 1970, che non ha mai rinnegato, Izetbegovic ha scritto: “Non esiste ne’ pace, ne’ coesistenza fra la religione islamica e le istituzioni politiche o sociali non islamiche. Avendo il diritto di governare il proprio mondo, l’Islam esclude evidentemente il diritto e la possibilità di conformarsi ad una ideologia straniera sul suo territorio.” Citazione di D. Johnstone, da “La croisade des fous”, p. 80.

[66] “The 9/11 Commission Report” (Il rapporto della Commissione sull’11 settembre), rapporto ufficiale della Commissione Nazionale sugli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti, edizione ufficiale governativa, pp. 58, 146-147, 155, 238-239.

[67] Centro di documentazione della Republika Srpska, “Report About Case Srebrenica, the First Part” (Rapporto sul caso Srebrenica, prima parte), Banja Luka, settembre 2002. Si tratta del testo integrale di questo rapporto che è stato pubblicato in seguito a questo testo di Herman (NDLR).

[68] Gregory Copley, “US Official Implicated with Bosnian High Representative Ashdown in Attempting to Force Fabricated Report on Srebrenica” (Un funzionario Statunitense implicato con l’alto Rappresentante per la Bosnia Ashdown nel tentativo di imporre un rapporto fabbricato a tavolino su Srebrenica), Defense & Foreign Affairs Daily, 8 settembre 2003,
http://slobodan-milosevic.org/news/ssi09082003.htm
e Nebojsa Malic, “Srebrenica Revisited Reports, Confessions and the Elusive Truth” (Un nuovo punto di vista sui rapporti su Srebrenica, le confessioni e la verità evanescente), Antiwar.com, 24 giugno 2004,
http://antiwar.com/malic/?articleid=2865Villains

[69] Sulle falsificazioni concernenti Racak, Rambouillet e la conquista della Grande Serbia come cause delle guerre, vedere D. Johnstone, “La croisade des fous”, e Mandel, “How America Gets Away with Murder”.

[70] Un solo corpo, fra i 1883 trovati nei dintorni di Srebrenica, nelle 17 fosse comuni riesumate dal TPI nella Bosnia orientale fra il 1996 e il 2000, è stato identificato come quello di una donna. Queste cifre sono state fornite dopo una analisi ufficiosa delle caratteristiche dei resti, diffusa dal Dr. Zoran Stankovic, uno specialista scientifico, veterano dell’ONU, che ha a lungo studiato il caso di Srebrenica.

[71] Cf. la nota [7] precedente.  Secondo Tim Ripley : “Migliaia di persone, troppo vecchie o malate per scappare, sono rimaste sul posto. Le pattuglie della NATO hanno trovato subito centinaia di assassinati da parte dei Croati, militari o civili che fossero. Praticamente tutte le abitazioni erano state saccheggiate.” (p. 192).

[72]  I profughi Serbi a Srebrenica nel 1997 vengono descritti come “provenienti da altre zone vicine, che gli eserciti Croato e Musulmano avevano cacciato per rappresaglia in risposta alle atrocità e alle uccisioni di Srebrenica”, Dana Priest, “US Troops Extend a Hand to Refugees Tainted by War” (Le truppe USA tendono una mano ai profughi toccati dalla guerra), Washington Post, 18 febbraio 1997.

[73] Sray, “Selling the Bosnia Myth” (Dare credito al mito Bosniaco).

[74] Per una analisi e una critica di questi interventisti umanitari, vedere Edward Herman e David Peterson, “Morality’s Avenging Angels : the New Humanitarian Crusaders” (Gli angeli vendicatori dello spirito etico: i nuovi crociati umanitari), in David Chandler, ed. “Rethinking Human Rights” (Ripensare ai diritti dell’uomo), Palgrave 2002. Per una confutazione più approfondita dei loro argomenti, vedere “La croisade des fous” di D. Johnstone e “How America Gets Away with Murder” di Mandel.

[75] Sul significato del mio paradigma di “missile da crociera della sinistra”, vedere “The Cruise Missile Left : Aligning with Power” (Il missile da crociera della sinistra : allinearsi al potere), Z Magazine, novembre 2002, e “The Cruise Missile Left (part 5) : Samantha Power and the Genocide Gambit” (Il missile da crociera della sinistra, parte quinta:  Samantha Power e il gambetto del genocidio), Znet Commentaries, 17 maggio 2004.

[76] Cedric Thornberry, “Saving the War Crimes Tribunal : Bosnia-Herzegovina” (Salvare il TPI : Bosnia Erzegovina), Foreign Policy, settembre 1996.

Fonte: http://www.cnj.it/documentazione/srebrenica.htm#herman05

(Traduzione dal francese di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova) 

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Il Dossier nascosto del “genocidio” di Srebrenica

La verità sull’episodio della guerra in ex Jugoslavia presentato dai grandi media come la peggiore atrocità in Europa dalla seconda Guerra Mondiale

- L’analisi del gruppo di ricercatori americani
- Documenti e testimonianze inedite
- Il rapporto censurato dei Serbi di Bosnia
- Un video dubbio passato al microscopio
Edizioni La Città del Sole,
Napoli 2007, 12 eurotraduzione di Jean Toschi Marazzani Visconti
Editing di Ivana Kerečki
collana Frontiere del Presente / 15
ISBN 978-88-8292-351-8

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( il libro è la versione italiana del documento edito in Francia :
Le dossier caché du “genocide” de Srebrenica
200 pages, Editions Le Verjus, 2005
Correspondance: CAP 8, BP 391, 75869 Paris cedex 18
email: ldalmas @ wanadoo.fr – www.b-i-infos.com
http://www.b-i-infos.com/dossier_srebrenica.php
sulla base del lavoro di ricerca svolto dallo SREBRENICA RESEARCH GROUP:

http://www.srebrenica-report.com/ )  
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Contiene il rapporto censurato dei serbi di Bosnia
(in inglese su: http://www.slobodan-milosevic.org/news/smorg-sreb101604.htm )

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Una recensione in lingua italiana: http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli7d11.htm
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