L’imperatore è nudo! OGM – False Promesse, fallaci Tecnologie

Di Elisa Bianco – Slow Food
26/10/2011 – L’illusione che gli OGM possano sfamare il mondo ci ha già portati alla devastazione su larga scala della biodiversità e dei mezzi di sussistenza degli agricoltori. Sono sotto attacco i fondamenti della nostra libertà di conoscere e di poter scegliere ciò che mangiamo. La preziosa biodiversità che resta e la libertà di semina sono minacciate insieme alla nostra libertà, alla democrazia e alla sovranità alimentare. Questo rapporto è la raccolta di molte voci da tutto il mondo che dicono la verità su ciò che sta accadendo nelle loro comunità e paesi e stanno smascherando l’illusione in cui si racconta che gli OGM sarebbero , come scrive Wendell Berry “l’ultima e definitiva risposta a tutto”.

interno.indd Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il rapporto sugli OGM “THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies”, che raccoglie e sintetizza una grande quantità di dati, ricerche ed esperienze sul campo condotte a vario livello da scienziati, associazioni e comunità locali. Il rapporto, curato da Navdanya International, fa intuire già dal titolo la valutazione complessiva degli OGM: come nella fiaba di Andersen, gli OGM hanno ormai dimostrato di essere “nudi” e di avere alimentato solo illusioni e false promesse.

I contributi raccolti nel rapporto, scritti da scienziati e non solo, smantellano le argomentazioni riportate generalmente da chi si dichiara a favore degli OGM in agricoltura, a partire dalla supposizione che la loro coltivazione permetterebbe di risolvere il problema della fame nel mondo, aumentando la produttività e rendendo i sistemi agricoli più sostenibili. Eppure dopo quasi vent’anni di esperienza pratica, le promesse iniziali non sembrano mantenute: il bilancio generale appare negativo e nel complesso gli OGM sembrano più pensati come strumento di profitto che per risolvere la denutrizione nei Paesi poveri.

Il problema della fame nel mondo

Come suggerisce Miguel Altieri (Professore di Agroecologia a Berkeley), perché se gli OGM sono pensati per risolvere la fame nel mondo, non sono state sviluppate varietà resistenti alle infestanti invece che agli erbicidi? Perché non sono state diffuse varietà capaci di crescere in condizioni di siccità o di fissare l’azoto libero del terreno? Invece, non solo sono state immesse in commercio piante modificate per due soli tratti (tolleranza agli erbicidi e resistenza agli insetti), ma a ben guardare le rese delle coltivazioni non sono aumentate a seguito della loro introduzione. Secondo i dati riportati dalla Union of Concerned Scientists, negli Stati Uniti la produttività delle coltivazioni è cresciuta in maniera costante a partire dalle innovazioni tecnologiche apportate dalla rivoluzione verde, ma l’andamento non è variato con la comparsa degli OGM. Questo senza considerare che nella maggior parte dei casi si impiegano i prodotti GM per produrre mangimi animali o fungere da agrocarburanti, non per sfamare direttamente le persone.

Gli OGM, in realtà, rappresentano una semplice estensione in campo agricolo dell’attuale sistema industriale, un sistema in cui non si riesce a riconoscere che la fame è innanzitutto un problema di povertà, distribuzione del cibo e ineguaglianza: si produce già cibo a sufficienza, eppure quasi un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Dal canto loro gli OGM non sarebbero in grado di risolvere questo problema, non solo perché non aumentano la resa di prodotto agricolo, ma perché si tratta di una tecnologia piuttosto cara per gli agricoltori – sia per i brevetti legati alle sementi, sia per i prodotti chimici di cui hanno bisogno per crescere. Al contrario i sistemi agroecologici sono a basso costo per gli agricoltori e, come dichiarato dal rapporteur per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, sono anche stati capaci di raddoppiare le rese in un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni.

Costi ambientali e sociali

Pur non avendo aspetti positivi manifesti, gli OGM hanno tuttavia diverse conseguenze negative sia sull’ambiente che sui sistemi sociali in cui vengono introdotti.
Un aspetto comune a molti casi è che le industrie che li producono promettono, a chi sceglie di coltivarli, un aumento dei profitti col passaggio agli OGM, cosa che molto spesso non si verifica, sia per via dei costi dei brevetti che vigono sulle sementi, sia per via della quantità crescente di prodotti chimici che devono essere impiegati nelle colture GM nel corso degli anni. Le piante geneticamente modificate per resistere agli insetti o per tollerare gli erbicidi erano pensate rispettivamente per essere immuni dagli insetti parassiti o per permettere l’impiego di erbicidi utili a controllare le infestanti senza danneggiare il raccolto. Tuttavia in entrambi i casi, la combinazione dei fattori non ha fatto altro che accelerare la selezione di superinfestanti resistenti agli erbicidi e insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante GM, cosa che costringe gli agricoltori a utilizzare più prodotti chimici di prima, spesso anche maggiormente tossici. L’aumento dei costi si accompagna, inoltre, anche alla riduzione del prezzo di vendita del raccolto, riducendo ulteriormente il profitto degli agricoltori.
In India, ad esempio, la prima generazione di cotone Bt, modificato per essere resistente a un bruco che parassita generalmente il cotone, è ora inefficace e la Monsanto ha quindi prodotto e immesso sul mercato il cotone Bt di seconda generazione, che reca due tossine aggiuntive. In Cina, dove il cotone Bt è largamente diffuso, le popolazioni di parassiti sono aumentate di 12 volte dal 1997 e uno studio recente ha messo in luce come tutti i benefici iniziali sono stati completamente erosi dall’aumento di uso di pesticidi necessari per combatterli.

In Argentina l’impiego di agrochimici è passato da 30 a 270 milioni di litri dal 1996 al 2007 e l’importazione di erbicidi è cresciuta del 330% con l’introduzione della coltivazione di soia GM; paragonati ai sistemi tradizionali, quelli che impiegano soia GM hanno utilizzato 9,1 milioni di chilogrammi di erbicida in più nel solo 2001.
Negli Stati Uniti da fine 2007 a inizio 2011, il numero di segnalazioni di infestanti resistenti al glifosato è quasi raddoppiato, passando da 34 a 66.

Conclusioni

Gli autori dei contributi, da Vandana Shiva a Wendell Berry, da Debbie Barker a Marcello Buiatti, mostrano come le promesse iniziali degli OGM e delle ditte che le producevano si sono col tempo rivelate false. Per anni la Monsanto ha promesso piante resistenti alla siccità, ma solo poco tempo fa il Dipartimento di Agricoltura statunitense, mentre ne valutava l’impatto ambientale, ha sancito: «Varietà ottenute mediante incrocio e selezione tradizionale danno risultati paragonabili e sono prontamente disponibili».

Ancora poco chiari sono, poi, gli effetti sulla salute del consumo di alimenti geneticamente modificati. Nella maggior parte dei Paesi, i sistemi di controllo e di approvazione pubblici si basano su analisi e valutazioni fornite dalle stesse ditte che producono e commercializzano le sementi GM, nonostante ormai siano diversi gli studi ad aver messo in luce alterazioni metaboliche ed effetti teratogeni (sviluppo anormale di alcune regioni del feto) in animali nutriti con mangimi derivati da OGM. In aggiunta a tutto ciò, sementi e piante GM aprono il mercato produttivo alimentare al sistema dei brevetti e della proprietà intellettuale, che si traduce in profitto per chi detiene i brevetti (le multinazionali) e in debiti per chi è costretto a pagarne le royalties (gli agricoltori).

Scarica qui il rapporto THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies: Versione completa (9.5Mb)    –    Sintesi (2.5Mb)

Di Elisa Bianco - e.bianco@slowfood.it

Fonte: Slow Food 26 Ottobre 2011

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