Stop alle sostanze neurotossiche nell´infanzia (parte 1)

– Prima Parte

Bambini (+tutti noi) e inquinamento ambientale

Stop alle sostanze neurotossiche nell´infanzia

“Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”
 

(Prof. Lorenzo Tomatis, 1929-2007)

Oggi i bambini sono sottoposti al rischio dell’esposizione a più di 15 mila sostanze chimiche sintetiche, senza contare l’inquinamento dell’aria, il traffico, la contaminazione di acqua e cibo, le radiazioni (RF e EMF, radiofrequenze e campi elettromagnetici) e altre fonti sulle quali vi è ancora “dibattito”.

Non c´era una volta…

Centomila sostanze di sintesi registrate nella sola EU, ma i composti si contano a milioni. Si badi che gli effetti cumulativi e sopratutto sinergici tra ogni singola sostanza sono di fatto sconosciute per la mancata ricerca. In aggiunta il “fondo” elettromagnetico maggiore di dieci milioni di unità rispetto a quello naturale. Alimentazione ricca in volumi ma povera di nutrienti essenziali. Nanoparticelle dalle politiche “verdi” sulla mobilità (catalizzatori al platino) e dagli inceneritori. Un migliaio di test nucleari in superficie e sotterranei dal 1945 a oggi, vaccinazioni multiple, pesticidi, erbicidi… Potremmo continuare ad addizionare ancora rischi e pericoli prodotti dall´umanità per il “benessere”. Una vera e propria giungla di insidie, non sempre tenuta nella giusta considerazione, anzi decisamente ignorata a favore di diagnosi psichiatriche più che tossicologiche. Ciò, nonostante le numerose evidenze scientifiche, dal dopoguerra ad oggi, e si registrino casi di MCS anche nella prima infanzia.

Sono i bambini di oggi, gli adulti di domani, a fare le maggiori spese per l’attuale situazione ambientale odierna. Nell’aria di casa e in quella esterna, nei cibi, nell’acqua e persino nei giocattoli sono presenti sostanze che quotidianamente mettono a rischio la loro salute. Cosí come nella quasi totalitá delle attrezzature medico-ospedaliere (siringhe, kit flebo, etc) e dei farmaci (mercurio come conservante, coloranti, lattosio, e via dicendo).

Rapporti Sanitari nel cassetto dell´agenda politica

A lanciare uno delle tante grida d’allarme fu l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) nel 2002, con la pubblicazione del rapporto

Children’s Health and Environment “A review of evidence” nel quale vennero analizzati i diversi fattori di rischio per la salute dei bambini prendendo spunto da una serie di studi effettuati sull’argomento nei diversi Paesi Europei.

Nell´aggiornamento 2007 ne viene fuori è un quadro della situazione decisamente peggiore.

Oltre il 40 per cento delle patologie causate da fattori ambientali colpisce bambini di età inferiore ai 5 anni. I bambini sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento ambientale, in parte perché la loro esposizione precoce a determinati fattori può avere ripercussioni anche a lungo termine, in parte perché in proporzione al loro peso corporeo i bambini respirano, bevono e mangiano più degli adulti, con una conseguente maggiore assimilazione delle sostanze potenzialmente tossiche.
“Innanzitutto c’è un’enorme differenza – commenta Giorgio Tamburlini, che ha partecipato alla stesura del rapporto – da un Paese all’altro d’Europa per quelli che sono i pericoli a carico dei bambini. Nel rapporto abbiamo sintetizzato questo concetto parlando di “ingiustizia ambientale”, individuando tre fattori preponderanti che possono creare situazioni di rischio. Innanzitutto c’è il fattore locale, le singole città, una determinata zona del territorio; anche in spazi limitati si possono avere delle differenze notevoli da questo punto di vista. Un altro fattore da tenere in considerazione è poi la vicinanza agli scarichi di rifiuti tossici, un problema maggiormente sentito nei paesi più poveri ormai destinati ad essere la discarica dei paesi più ricchi. Ma il fattore da tenere in maggiore considerazione è l’accumulo di inquinamento. Stiamo ormai accantonando delle riserve di inquinamento di varia natura che necessariamente penalizzeranno gli adulti di domani (mentre quelli di oggi si ammalano sempre maggiore numero, ndr). La loro esposizione a certi fattori è notevolmente più rilevante di quella delle generazioni precedenti. Questo avrà necessariamente una ripercussione negativa sulla loro vita futura”. Oggi i bambini sono sottoposti al rischio dell’esposizione di più di 15 mila sostanze chimiche sintetiche, nella maggioranza dei casi create negli ultimi 50 anni. Oltre ad una serie di agenti fisici, come l’inquinamento dell’aria, il traffico, la contaminazione di acqua e cibo, dei giocattoli, le radiazioni.

Una vera e propria giungla di insidie che non sempre è tenuta in dovuta considerazione, anzi ignorata decisamente a quanto é dato vedere globalmente in Italia. “Tra i fattori emergenti metterei al primo posto il piombo e gli effetti che la concentrazione troppo alta di questa sostanza può avere sull’intelligenza del bambino, effetti che possono diventare cronici se il bambino viene sovraesposto nei primi anni di vita – continua cautamente il dottor Tamburlini – Anche i casi di bronchiti e di asma in aumento rappresentano un rischio aggiuntivo. E questi sono fattori di rischio di cui conosciamo la pericolosità. Ci sono poi casi di incertezza. Qualche tempo fa uno studio effettuato su alcuni grandi mammiferi esposti ad inquinanti per lungo tempo evidenziò la maggiore incidenza di malformazioni e la diminuita fertilità. Soprattutto quest’ultimo problema è molto sentito anche da noi ed è in parte dovuto al fatto che il numero e la carica degli spermatozoi è diminuito. Questo può essere dovuto agli inquinanti, anche se non sono state stabilite relazioni scientificamente certe

( La precedente parte, adattata enotevolmente ampliata dall´Autore, é tratta da AAM Terra Nuova)


Test e limiti delle sostanze chimiche sono sicuri?

Un importante studio 2006 dell´Universitá di Harvard pubblicato sulla rivista Lancet denunciava in modo molto piú chiaro gli effetti tossici sui bambini come per la popolazione adulta:

  • 278 sostanze chimiche sono considerate essere neuro-tossiche dal (U.S.) National Institute of Occupational Safety and Health..Molte di queste di uso comune e la metá ad alti volumi di produzione industriale (HPV). Almeno 5,000 sostanze chimiche a livello mondiale sono prodotte in volumi superiori a 1,000,000 di pound (453,592Kg) all´anno. 20 in particolare sono nei primi 50 posti della lista dei composti trovati nei rifiuti chimici industriali rilasciati nell´ambiente. A causa della loro importanza nella produzione chimica industriale, esse sono possono essere causa di esposizioni sul lavoro, cos´´i come esposizioni attraverso i prodotti di consumo.
  • Nuovi metodi di indagine scientifica per la neurotossicitá sono disponibili, inclusi i test basati sulle “cell lines” e le culture di tessuto celebrale. Il rischio di sviluppo di danni neurotossici al cervello merita una attenzione nazionale e internazionale, e un piano di intervento deve essere attuato.
  • I PCBs sono banditi ora, ma 21 sostanze chimiche ancora permesse sono nei primi 50 composti pericolosi dei rifiuti industriali, selezionati da (US) Agency for Toxic Substances and Disease Registry.
  • Solo un piccolo numero delle 201 elencate nello studio Lancet sono incluse nel monitoraggio standard, quale ad esempio quello dell´(U.S.) Centers for Disease Control (il quale nel “National Report on Human Exposure to Environmental Chemicals” ha testato 148 sostanze chimiche negli umani). Tuttavia il numero delle sostanze chimiche neurotossiche é molto piú grnade, come evidenziato nei test tossicologici. 20 anni orsono 750 sostanze avevano mostrato effetti neurotossici sugli animali. Oggi, si crede che siano oltre 1,000 tali sostanze chimiche. Non c´é una stima attendibile attualmente.
  • Nel 1998 l´EPA (US Environmental Protection Agengy) aveva trovato che una completa informazione di base tossicologica era disponibile solo per il 7% delle sostanze HPV. L´informazione incompleta e relative incertezze possono facilmente portare a sottostimare la pandemia della neurotossicitá.
  • Tra le 80,000 e 100,000 sostanze chimiche sono impiegate nel mondo, un numero significativo deve essere sospettato (almeno 1/4) di essere in grado di danneggiare il cervello umano, in particolare durante l´etá dello sviluppo.
Dal correllato comunicato della Harvard School of Public Health troviamo quindi le conclusioni:
  • Esposizioni fetali e nella prima infanzia alle sostanze chimiche industriali disperse nell´ambiente possono danneggiare lo sviluppo del cervello e possono portare a disordini neurocomportamentali (NDDs) – autismo, ADHD, e ritardo mentale.
  • Il cervello umano é un organo prezioso e vulnerabile. Poiché la funzionalitá ottimale dipende dalla sua integritá, spesso un limitato danno puó avere serie conseguenze (Philippe Grandjean, Professore alla Harvard School of Public Health, autore principale).
  • Uno ogni sei bambini ha una disabilitá nello sviluppo che di solito coinvolge il sistema nervoso. Trattare le NDDs é difficile e costoso, sia per le famiglie che per la societá.
  • La Ricerca ha dimostrato che tossici ambientali, quali il piombo o il mercurio, a bassi livelli di esposizione possono avere effetti visibili sub-clinici, ma spesso effetti avversi importanti, come una diminuita intelligenza o cambiamenti nel comportamento
  • Le sostanze chimiche industriali sono responsabili per quello che gli autori chiamano la pandemia silente che ha causato danneggiamento nello sviluppo cerebrale in milioni di bambini in tutto il mondo. Essa é silente perché gli effetti sub-clinici delle singole sostanze tossiche non sono riportati nelle statistiche sanitarie ufficiali.
  • Ipoteticamente tutti i bambini nati nei Paesi industrializzati tra il 1960 e il 1980 furono esposti al tetraetile di piombo dalle benzine, il quale ha ridotto il punteggio di IQ (test di intelligenza, ndr) da 130 a 70. E´stimato un costo economico annuale di 43 milioni di dollari nei soli Stati Uniti per il piombo e 8,7 milioni per il metilmercurio per i danni ai bambini.
  • Altre pericolose conseguenze per l´esposizine al mercurio includono diminuita curva dell´attenzione, rallentata coordinazione motoria, aumentata aggressivitá, per cui si possono avere problemi a scuola e dimuita produttivitá economica negli adulti. E le conseguenze della esposizione neurotossica nell´infanzia piú tardi nella vita include il rischio della malattia di Parkinson e altre malattie neurodegenerative (Philip J. Landrigan, Professore al Mount Sinai School of Medicine, coautore).
  • Meno della metá delle migliaia di sostanze chimiche correntemente usate in commercio sono state testate per la tosicitá acuta. L´accesso ai dati possono inoltre essere negati poiché le industrie temono la diffusione di informazioni concernenti i diritti di proprietá. Ancora, gli attuali test sulla tossicitá raramente includono le funzioni neurocomportamentali.
  • Dobbiamo proteggere il cervello dei giovani come obiettivo della protezione della salute pubblica.

Continua nella seconda parte

FONTE: http://retiglocali.it/letteredallagermania/2009/06/10/bambini-tutti-noi-e-inquinamento-ambientale-1/

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